Verso un multiculturalismo all’italiana. La “legge speciale” e il dibattito sull’infibulazione Michela Fusaschi In materia di integrazione, vale a dire di adozione da parte della collettività do- minante, l’assimilazione forsennata non sempre è la migliore soluzione. Un certo laisser-faire, che non va confuso assolu- tamente con il lassismo, è senza dubbio preferibile a una repressione senza sfu- mature (Amselle 1991). Universalità dei diritti e spazio pubblico In alcuni lavori degli anni Novanta, poco conosciuti nel nostro paese, Jean-Loup Amselle (1991; 1996) interro- gava l’esperienza francese individuando i fondamenti di un multiculturalismo d’oltralpe a partire dalla storia na- zionale e coloniale; arrivava così a evidenziare alcune con- traddizioni sul tema dell’escissione in relazione alla legisla- zione repressiva che la République, già da qualche anno, aveva posto in atto, senza peraltro ottenere gli effetti spe- rati. L’antropologo africanista, già all’epoca, poneva in evi- denza come la questione rientrasse a pieno titolo nel più ampio dibattito fra universalismo e relativismo culturale, opponendo il diritto consuetudinario a quello naturale, o meglio, la “barbarie” alla “civiltà”. Da questo punto di vi- sta la storia ci dimostra come alcuni costumi, vedi le modi- ficazioni dei genitali, ritenuti giustappunto barbari e inci- vili, abbiano, o no, attirato attenzioni e interventi diversi, a seconda del periodo nel quale andiamo a collocare le no- stre analisi (Amselle 1991; Fusaschi 2003). L’esperienza francese da questo punto di vista è transitata da un lassi- smo pressoché assoluto, caratteristico della situazione co- loniale, verso un’intransigenza altrettanto assoluta degli ultimi decenni (Amselle 1991, pp. 554-555).