Nel panorama degli scavi settecenteschi sul Pa- latino, dominato dalle vaste operazioni condotte negli anni ‘20 del secolo dal veronese Francesco Bianchini su incarico di Francesco I, duca di Parma e Piacenza, allora proprietario degli Orti Farnesiani, le indagini promosse qualche decen- nio più tardi dall’abate francese Paul Rancurel nel settore meridionale del colle, di sua proprietà, hanno riscosso finora scarsa attenzione. Al contrario, si trattò di una tappa veramente fondamentale per la storia delle strutture palatine perché, nonostante fin dal XVI secolo fossero state fatte esplorazioni o fossero stati condotti scavi for- tuiti nell’area, quelle indagini, seppur finalizzate al recupero di materiali di pregio da vendere nel fiorente mercato antiquario a vantaggio dei col- lezionisti dell’epoca, permisero la conoscenza di una vasta porzione del palazzo imperiale, oggi nota con il nome di Domus Augustana, compresa fra l’area di rappresentanza del palazzo stesso, generalmente denominata Domus Flavia, il Circo Massimo ed il complesso monumentale noto come Stadio palatino (fig. 1). 1 Dei materiali rinvenuti nel corso di quegli scavi si conosce molto poco e, come apprendiamo dalle cronache coeve, la gran parte dei marmi, costi- tuita soprattutto da frammenti architettonici, finì nelle botteghe degli antiquari dell’epoca. 2 For- tunatamente, però, notizie sparse e riferimenti incrociati permettono di ricostruire un piccolo nucleo di sculture che, seppur idealmente, può essere restituito, come vedremo, al suo contesto originario, aprendo così la via a nuove interes- santi osservazioni di carattere generale sugli arredi scultorei presenti all’interno del palazzo. La pianta del Palatino nell’incisione di Gio- vanbattista Nolli (fig. 2) del 1748 può servire a dare un’idea dei confini delle proprietà sul colle intorno alla metà del Settecento. 3 L’area del set- tore meridionale del Palatino che nel 1774 fu acquistata da Paul Rancurel inglobava le proprie- tà già delle famiglie Colonna e Stati, riunite poi nel 1561 in un’unica tenuta dai Mattei dei Duchi di Giove, 4 dai quali nel 1689 l’acquistarono i conti Spada, 5 quindi i conti Magnani nel 1746, 6 e da questi il Rancurel. Si trattava di una vasta area, grosso modo rettangolare, confinante a Nord con 207 Per la ricostruzione degli arredi scultorei del Palazzo dei Cesari sul Palatino: scavi e rinvenimenti dell’abate francese Paul Rancurel (1774-1777) Stefania Pafumi Abstract Departing from a new reading of the documentation concerning the excavations carried out by the French abbot Paul Rancurel on the Palatine in Rome in the second half of the 18 th century, the author reconstructs - and reestablishes in its proper context - the provenance of a small nucleus of sculptures characterized by the pres- ence of examples in ‘duplicate’. These duplicates are not an isolated phenomenon among the furnishings of the Palace of the Caesars on the Palatine, but exceptional through their place and commision, and for the variety that characterizes them they make an important contribution to our general knowledge of the phenomenon of duplicatio of sculpture in Antiquity, suggesting new bases for reflexion. Fig. 1. 1. Domus Flavia; 2. Domus Augustana; 3. cd. Stadio palatino (da Tomei 1998).