1. Introduction Prunus persica (L.) Batsch is a tree belonging to the family Rosaceae, subgenus Amygdalus, section Euamygdalus. Its botanic framing in the genus Prunus dates back to 1927 (Bailey). It is well known for its tasty and fleshy fruit and widely cultivated in the Mediterranean area. It was exported by Spanish to Americas during the 16 th cent. and again from China during 19 th cent. Around the second half of the 17 th cent. Bartolomeo Bimbi, painter of the Medici court, represented in its still life paintings more than thirty types of peaches. At the beginning of the 20 th cent. more than 120 peach cultivars were known in Italy (Molon 1901). Available information on the introduction of peach tree into Europe comes from independent data such as written sources, artistic depictions, and archaeological evidences. All these independent sources have to be considered in order to give a more complete reconstruction on peach history. Considering botanical remains found in archaeolo- gical contexts, the fact that only the stone fruit (woody endocarp) shows diagnostic features useful to determine the species deserves mention. Both pollen (Beug 2004) and wood of peach cannot in fact be differentiated from those of other Prunus species. Wood anatomy of Prunus persica is in fact exactly alike to that of Prunus dulcis, and very similar to other Prunus species (Schweingruber 1990). Once believed as an indigenous tree of Persia, its recent genetic characterization led to establish (Bassi and Piagnani 2008) that its real geographic provenance is western China. It was cultivated in Persia (present Iran) few centuries BC and was probably introduced into Greece three centuries BC (Spiegel-Roy 1986; Zohary and Hopf 2000) and into central and Western South-European regions by Romans; in Rome it was well known in the second half of 1 st cent. AD (Lucius Junius Moderatus Columella, De Re Rustica, 60-65 AD). Pliny the Elder (Caius Plinius Secundus) mentioned many times peaches, mala persica (Mala appellamus, quamquam diversi generis, persica et granata…, XV.39) probably introduced thirty years 45 The introduction and diffusion of peach in ancient Italy Laura SADORI 1 , Emilia ALLEVATO 2 , Giovanna BOSI 3 , Giulia CANEVA 4 , Elisabetta CASTIGLIONI 5 , Alessandra CELANT 1 , Gaetano DI PASQUALE 2 , Marco GIARDINI 1 , Marta MAZZANTI 3 , Rossella RINALDI 3 , Mauro ROTTOLI 5 and Francesca SUSANNA 1 1 Dipartimentodi Biologia Vegetale, Università di Roma “La Sapienza”, Roma - Italy 2 Dipartimento di Arboricoltura, Botanica e Patologia vegetale, Università di Napoli Federico II, Portici - Italy 3 Dipartimento di Palaeobiologia e Museo dell’Orto Botanico, Università di Modena e Reggio Emilia, Modena - Italy 4 Dipartimento di Biologia, Università degli Studi Roma Tre, Roma - Italy 5 Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como, Como - Italy Abstract Questo articolo nasce dalla cooperazione di ricercatori che portano avanti indagini archeobotaniche e iconografiche in campo nazionale (Gruppi di interesse scientifico e tecnico operativo di Paleobotanica e di Botaniche Applicate della Società Botanica Italiana) ed internazionale (International Work Group for Palaeoethnobotany). L’idea di cooperazione su una pianta di notevole interesse culturale è nata in seno al progetto PaCE, che vede riunita in questo volume molta ricerca centrata sulla ricostruzione della storia botanica d’Europa. In questo lavoro sono state verificate dagli autori sia le rappresentazioni iconografiche che le notizie provenienti da fonti letterarie sul pesco. Il pesco venne introdotto in Italia nella prima metà del I sec. d.C. Le fonti storiche indicano la sua presenza da circa il 40 d.C., ma i reperti archeobotanici sembrerebbero retrodatare di almeno un decennio la sua presenza, almeno in Italia settentrionale. I macroresti di pesco sono costituiti quasi esclusivamente dai resistenti endocarpi legnosi o da frammenti degli stessi. Sono spesso rinvenuti in quantitativi scarsi in contesti funerari ed in zone portuali di età Romana imperiale, ma talvolta trovati in grandi quantità in sedimenti archeologici ricchi d’acqua, sepolti e spesso conservati in condizioni anossiche (i cosiddetti waterlogged remains riportati nella letteratura inglese, la cui traduzione italiana “resti sommersi” non sembra rendere a pieno la denominazione originale di quei macroresti considerati un tempo come particolari resti mummificati). La loro presenza in giardini privati e ville rustiche di età classica fa pensare che il pesco fosse utilizzato e apprezzato sia a scopo ornamentale che alimentare. Dati preliminari ottenuti da ricerche morfobiometriche condotte sui nòccioli di pesca sembrano indicare l’esistenza di diverse cultivar già durante il primo periodo di coltivazione in Italia (del resto erano state importate dall’Asia dove erano già in fase ben avviata di coltivazione) e che una grande variabilità si sia conservata anche nel Medioevo. I ritrovamenti di età medievale e rinascimentale suggeriscono che all’epoca il consumo di pesche era ridotto, se non limitato, a contesti abitativi particolarmente ricchi quali castelli o palazzi signorili. Plants and Culture: seeds of the cultural heritage of Europe - © 2009 · Edipuglia s.r.l. - www.edipuglia.it