115 Territorio Questa raccolta 1 affronta le condizioni delle periferie della città del Mezzogiorno e, in particolare, il rapporto ‘perverso’ tra legalità debole e capitale sociale. Ma più in generale sol- leva un problema: la riflessione sull’occupazione criminale del territorio stenta a tradursi in coscienza critica, anche dal punto di vista tecnico; e in politiche concrete. È un problema generale: nella politica italiana prevale l’en- fasi sulla sicurezza individuale, e si scorda il retaggio pesan- te che la criminalità organizzata esercita in alcune regioni e città. Ma è, o dovrebbe essere, anche un problema specifico per chi si occupa di pianificazione e sviluppo del territorio, e non dovrebbe esimersi dal confronto con una sfida politica, ma prima di tutto teorica, cosi radicale come quella posta dai poteri criminali. Tanto più se, come segnalato da un più di un filone di ricerca, non si considera il crimine un’ecce- zione, ma la manifestazione di un disagio storico e struttura- le e, al tempo stesso, di un intreccio perverso tra culture locali e istituzioni. Questa consapevolezza non si è tradotta nella ricerca in cam- po territoriale. Il pur fertile filone delle ‘anomalie’ nelle pra- tiche di trasformazione del territorio, con poche eccezioni, stenta ad aggredire un nodo così strutturale. Cionostante, alcune occasioni sono stati terreno di esercizio per questa riflessione: per esempio, l’abusivismo edilizio, i circuiti economici informali, il ruolo dei mediatori politici. Più recentemente, la questione è stata generalizzata nella categoria del ‘disordine’ (Donolo, 2001), un termine che non si riferisce solo alle manifestazioni fisiche, ma che coglie l’intreccio esclusivo di regolazione sociale e istituzionale, e identifica nell’eccesso vizioso di regolamentazione formale sovrabbondante e inefficace l’origine del radicarsi di com- portamenti collusivi e particolaristici. Alcuni aspetti tipici del ‘disordine’ – istituzionale, sociale e urbanistico – delle città del Mezzogiorno offrono spunti im- portanti per lo studio delle pratiche sociali. In particolare, ne evidenziano gli effetti controintuitivi: il più critico, è l’at- tivazione del ‘capitale’ sociale da parte di pratiche che con- ducono a esiti perversi, come i circuiti economici illegali, gli investimenti della criminalità organizzata e la loro frequente intersezione con lo sviluppo immobiliare. In questo ampio range di fenomeni, le città del sud, non solo italiano, presentano dei caratteri particolari; e di conseguen- za anche l’interrogativo sulla ‘nuova questione urbana’ e sulle forme spaziali della disuguaglianza (Creamaschi, 2008) deve Il territorio delle organizzazioni criminali Marco Cremaschi Università di Roma Tre, Dipartimento di Studi Urbani L’occupazione criminale del territorio non è stata finora oggetto di studio per chi si occupa di pianificazione e sviluppo del territorio. Ma non si tratta solo di una sfida etica e politica: il potere criminale e la sua razionalità territoriale pongono un problema teorico e una domanda interpretativa. Se si considerano le forme del controllo mafioso, la contrapposizione tra Stato e società civile appare sterile; e soprattutto appare eccessiva la pretesa che la seconda venga chiamata a rimediare alle deficienze del primo. Si può reinterpretare la presenza criminale come una delle forme di ‘sregolazione’, una ridondanza regolativa, che riguardano le istituzioni e la società. Da qui, viene posta in discussione l’intera esperienza delle politiche locali incentrate sulla valorizzazione del capitale sociale. Da un lato, diventa possibile discutere il ‘lato oscuro’ del capitale sociale; dall’altro, appare necessario un ritorno alla legalità e regolazione (anche urbanistica). Ma un esame delle politiche, in particolare della pianificazione, segnala che non è per niente ovvio attendersi che rispetto delle regole e pratiche di cittadinanza vadano insieme 1