S e la vita di un’istituzione è il prodotto delle norme che la regolano e, insieme, delle persone che la animano, il manoscritto recentemente ritrovato è uno scrigno che racchiude quasi per intero la storia del Collegio pavese dei dottori in Arti e Medicina lungo oltre tre secoli, dal XV al XVIII. Il manoscritto restituisce il testo com- pleto dello statuto promulgato nel 1409, finora conosciuto parzialmente, e riporta le principali modifiche e disposizioni successive, dal 1433 fino al 1738; insieme, ci fa cono- scere i nomi dei doctores collegiati in un arco di tempo che s’estende, sia pure a intermit- tenza, dal 1409 al 1762. Il volume pergamenaceo, della cui identificazione si è data breve notizia nel primo tomo 1 , è conservato presso il Museo per la Storia dell’Università di Pavia, dove risulta presente già nell’inventario del 1951, correttamente etichettato come copia dello statuto 2 . Quel che non era stato visto è che contiene un testo diverso da quello edito da Rodolfo Maiocchi nel 1915 e da Luigi Franchi nel 1925 3 . I due edi- tori novecenteschi – gli ultimi a essersi occupati dello statuto del Collegio di Arti e Medicina – avevano infatti utilizzato un antigrafo più recente, del XVIII secolo, oggi conservato presso la Biblioteca Universitaria di Pavia 4 . La copia settecentesca fu eseguita probabilmente in occasione di una disputa che aveva coinvolto il Collegio dei medici di Pavia, in seguito a un decreto di Maria Teresa d’Austria, del 7 maggio 1751, con cui si regolavano i criteri d’accesso al Collegio. Questo genere di controversie s’inquadrava nel contenzioso aperto fra il governo austriaco, che tentava una liberalizzazione della società, e le corporazioni che resistevano abbarbi- cate alle posizioni di rendita. Chi copiò dopo la metà del Settecento il volume anti- co – verosimilmente per allegarlo a sostegno delle proprie rivendicazioni – lo abbre- viò, limitandosi a trascrivere le disposizioni che ancora potevano essere attuali e rile- vanti nella contesa. Le edizioni moderne, che si appoggiano a quel testimone sette- centesco, sono pertanto incomplete: il manoscritto conservato al Museo mostra che lo statuto del 1409 era formato da ventisei rubriche, dieci in più di quelle finora note (ed elimina così i sospetti ricorrenti che la redazione del 1409 fosse in qualche modo ab origine imperfetta; come vedremo, fu anzi adottata come modello da altre Università) 5 . Del tutto inedita è poi la lista dei componenti del Collegio, annotata 1 Nel primo tomo, MANTOVANI (pp. 321-324). 2 Contrassegnato con il n. 2113, dall’inventario museale del 10 marzo 1951 è indicato come «Codice pergamenaceo rilegato in pergamena degli Statuti del Collegio dei Dottori di Medicina di Pavia dal 1409 al 1762», mentre sul dorso risulta il titolo Statuta Collegii Nobiliorum Physicorum Pa- piae atque Album ipsorum ab a. 1409 ad a. 1762 I. Una fo- tografia, anteriore all’identificazione, compariva nel catalo- go della mostra Pavia e le svolte della scienza (MAZZARELLO - FREGONESE 2011, p. 8). D’ora in poi verrà citato come MSUPV, Statuta, Ordines et Nomina Collegii doctorum Ar- tium et Medicinae Studii Papiensis. 3 Rispettivamente Codice diplomatico, II.1, doc. 183, pp. 111-118; Statuti e Ordinamenti, pp. 119-143. 4 Statuta et Ordines Collegii nob. DD. Physicorum Papiae, S.R.I. Comitum et Equitum 1409-1791: BUPV, Ticinesi, 748 (il titolo risulta sul dorso e sul piatto anteriore della legatura); di 71 pp., contiene alle pp. 1-26 lo statuto del 1409 (segni a matita blu sono apposti in corrispondenza delle rubriche omesse, traccia di una posteriore ricollazione con l’esemplare completo). Seguono della stessa mano estratti degli aggiornamenti normativi fino al 12 giugno 1643. A p. 72 inizia un decreto di Maria Teresa del 7 mag- gio 1751, con il quale (oltre a confermare il privilegio del 1667 di Leopoldo I, che insigniva del titolo di Equites aura- ti et comites palatini i dottori fisici di Pavia) si statuiva che in futuro non si sarebbe potuto cooptare nel Collegio se non il laureato a Pavia che «ex antiqua, et antiquitus nobi- li familia ipsius civitatis, vel loci eiusdem Principatus origi- nem duxerit», intendendosi per famiglia quella che avesse abitato per cento anni a Pavia o nel principato «decorose, et nobiliter» (cioè se il padre o nonno non avesse esercitato mestiere vile). Segue di altra mano una petizione del 1781, il cui redattore leggeva proprio il volume oggi conservato al Museo, perché menziona l’ordine di Filippo II del 1554 indicando che si trova al «fol. 26 tergo», che corrisponde alla paginazione del volume in questione. Il ms. settecente- sco (BUPV, Ticinesi, 748) termina con un carteggio sul divieto di indossare la toga da parte dei collegiati: una let- tera che menziona Alessandro Volta rettore è mutila. 5 Esiste un’altra trascrizione completa dello statuto del 1409, già appartenuta a Carlo Magenta e ora conservata in IL COLLEGIO DEI DOTTORI IN ARTI E MEDICINA DI PAVIA IN ETÀ SPAGNOLA Notizie dal manoscritto ritrovato Dario Mantovani Università degli Studi di Pavia 895