JCOM 2 (1), March 2003 Tropi, scienza e comunicazione Marcello Di Bari, Daniele Gouthier* *SISSA, Trieste 1. PREMESSA 1.1 Linguaggio, scienza e diffusione Per comunicare scienza si adopera un linguaggio molto più figurato di quello che è in uso nel fare scienza. Questa differenza si nota in tutte le realizzazioni che può avere la parola linguaggio. In un contesto specialistico il parlato e, a fortiori, lo scritto sono marcatamente caratterizzati da scelte lessicali povere e rigorose; abbondano i termini (monosemici, non ambigui, indipendenti dal contesto) e l'apporto del linguaggio naturale è ridotto al minimo, sia nella quantità sia nella scelta delle locuzioni più frequenti. Le parole (polisemiche, ambigue, legate al contesto), infatti, sono numericamente molto limitate e prettamente funzionali, essendo il contenuto prevalentemente assegnato ai termini che caratterizzano l'area scientifica in questione. Anche per quanto riguarda l'apparato iconografico è possibile un ragionamento analogo, ma qui ci si limiterà a osservare che le immagini in uso per fare scienza sono grafici, diagrammi, schemi ai quali è riservato il compito di fissare, verrebbe da dire di fotografare, un equivalente visivo dell'idea che si sta indagando. Le stesse foto non sono foto allo stato naturale. Presentano invece arricchimenti - zone colorate, aggiunte di elementi esterni, evidenziazioni ecc. - funzionali al loro intento esplicativo. 1