43 aut aut, 360, 2013, 43-68 Valutare senza sapere. Come salvare la valutazione della ricerca in Italia da chi pretende di usarla senza conoscerla ANTONIO BANFI GIUSEPPE DE NICOLAO Premessa Università e ricerca pubblica (ma anche privata) sono considerate da molti come un elemento chiave nello sviluppo economico e civile di un paese. Da un canto, paesi che non sono più in grado di com- petere in termini di semplice forza-lavoro a basso costo necessitano di riorientarsi verso produzioni ad alto contenuto tecnologico e occupazioni altamente qualificate. 1 Dall’altro, vi è un certo con- senso – e a chi scrive l’ipotesi pare del tutto ragionevole – intorno all’idea che la disseminazione di conoscenza produca benefici non immediatamente quantificabili dal punto di vista economico, ma comunque rilevanti per quanto riguarda il benessere complessivo della società, non esclusa la solidità dell’organizzazione politica, la coesione sociale, i fondamenti democratici dell’ordinamento. 2 Da questo punto di vista, l’Italia si sta purtroppo muovendo in contro- tendenza: le politiche pubbliche degli ultimi anni paiono orientate verso il disinvestimento dal settore della formazione (non solo ter- ziaria) e della ricerca. Basti pensare che fra il 2008 e il 2009, quando già la crisi finanziaria tuttora in corso faceva sentire i suoi effetti, di 31 nazioni monitorate dall’OCSE, 24 provvedevano a incrementare la spesa per la formazione, mentre l’Italia la riduceva, risultando la nazione che esercitava maggiori tagli dopo l’Estonia. 3 Sono sempre 1. Cfr. fra i tanti Visco (2009), p. 29 sgg.; Wilson, Briscoe (2004), p. 37 sgg.; Cingano, Cipollone (2009), p. 11 sgg. 2. Cfr. per esempio Nussbaum (2010), p. 13 sgg.; Oreopoulos, Salvanes (2011), p. 165 sgg. 3. OCSE (2012), p. 241.