– 57 – Claudio Capelli – Raffaella Carta – Roberto Cabella PRODUZIONI LOCALI E IMPORTAZIONI SAVONESI DI MAIOLICHE A SMALTO BERETTINO ALL’ALHAMBRA DI GRANADA (XVI SECOLO): DATI ARCHEOLOGICI E ARCHEOMETRICI PRELIMINARI 1. INTRODUZIONE Nell’Alhambra di Granada sono stati rinvenuti, fuori contesto stratigrafico, 485 frammenti di ceramiche italiane medievali e post-medievali, provenienti da alcuni dei principali centri di produzione, quali Genova, Savona, Montelupo, Deruta e Faenza (CARTA 2002; 2003; c.s.). Insieme ai manufatti di origine ligure, che costituiscono il gruppo più numeroso con 260 frammenti, si trovano 55 esemplari che mostrano alcune differenze nelle caratteristiche dell’im- pasto, del rivestimento e delle decorazioni rispetto alle tipiche produzioni liguri e savonesi in particolare. Di essi, 16 hanno decori in blu su fondo bianco oppure policromi, 39 frammenti appartengono invece alla tipologia “a smalto berettino” (FARRIS, FERRARESE 1969; VARALDO 1997), ai quali appartengono i frammenti analizzati oggetto del presente contributo. Sette campioni rappresentativi delle maioliche a smalto berettino dell’Alhambra (RC1- 7 1 , fig. 1) sono stati sottoposti ad analisi archeometriche in microscopia ottica ed elettronica, al fine di verificare la possibilità della presenza di produzioni/imitazioni locali o regionali e/o di eventuali trasferimenti di tecnologie dalla Liguria 2 . Ad essi è stato inoltre associato, come elemento di confronto riferibile ad una produzione probabilmente locale, un frammento di maiolica con decori blu (GR13) rinvenuto nel quartiere di Fajalauza, sempre a Granada 3 . Tra gli esemplari analizzati vi sono due possibili scarti di produzione: il primo (RC4) è riferibile ad un manufatto di seconda scelta, comunque commercializzabile; si tratta di un fondo di piatto con piede ad anello il cui rivestimento, forse per un ritiro in cottura, non copre tutta la superficie interna ed esterna del corpo ceramico. Nella parte di smalto conservata, di tonalità azzurra, è visibile una decorazione poco chiara, forse un motivo calligrafico. Il secondo campione (RC1) è invece costituito da due frammenti di tesa e cavetto di piatti attaccati fra loro, probabilmente durante la cottura. La decorazione è costituita da un motivo vegetale, forse una foglia di palma, tracciato in maniera rozza in blu su fondo berettino. I restanti campioni presentano caratteristiche morfologiche e decorative simili agli esemplari liguri. RC2: frammento di bordo di piatto fondo, con breve tesa estroflessa, lab- bro appuntito, cavetto abbastanza profondo; decorazione appena visibile, forse una foglia bipartita. RC3: frammento di piatto piano, con cavetto poco profondo e piede ad anello, con decorazione che ricorda il motivo “a fiore centrale”, realizzata con larghe pennellate poco curate. RC5: frammento di piatto con base piana, piede ad anello e cavetto poco profondo decorato con un motivo compendiario, forse la capigliatura di un angioletto. RC6: frammento di collo di forma chiusa indeterminabile (albarello, boccale?), con decorazione sotto il bordo formata da linee parallele orizzontali campite con pois leggermente obliqui. RC7: frammento 1 RC1/6915: inedito. I rimanenti sei sono descritti in CARTA 2003, a cui si rimanda per maggiori dettagli: RC2 (scheda 64); RC3 (scheda 60); RC4 (scheda 67); RC5 (scheda 63); RC6 (scheda 65); RC7 (scheda 57). A proposito vedasi anche CARTA c.s. 2 La ricerca è stata effettuata nel quadro del Proyecto de Investigation «Transferencias de conocimiento tecnológico en la producción cerámica entre las áreas islámica y cristiana durante la Baja Edad Media. Bases para la constitución de un tejido productivo mercantil» (coord. A. García Porras, Università di Granada). 3 Si ringrazia A. García Porras per aver fornito il campione (inedito).