©2001 Edizioni all’Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale – 1 LA PIATTAFORMA GIS DELLO SCAVO NELLA GESTIONE DI UNAREA CIMITERIALE di RICCARDO FRANCOVICH *, ALESSANDRA NARDINI **, MARCO VALENTI *** *(francovich@unisi.it), **(alessandranardini@virgilio.it) ***(va- lenmar@unisi.it) Nel tentativo di sviluppare le risorse di gestione e let- tura dei dati di scavo, attraverso la piattaforma GIS (si veda il contributo di Francovich e Valenti in questa sede), abbia- mo rivolto la nostra attenzione allarea cimiteriale rinve- nuta nello scavo di Poggio Imperiale a Poggibonsi. Questo settore, indagato tra gli anni 1994 e 1998 da Donald Walker, archeologo specializzato in antropologia e negli aspetti paleopatologici degli individui, si L rivelato di estremo interesse; ci ha, infatti, permesso di osservare un campione della popolazione del villaggio altomedievale di lunga frequentazione presente sulla collina. Il cimitero era conservato parzialmente, a coprire unarea di 1618 metri che originariamente doveva esten- dersi verso nord-ovest e in direzione sud-est; pur nella sua incompletezza ha restituito un campione di 115 individui, 97 dei quali sono gi stati interamente studiati (39 maschi, 17 femmine, 31 con incerta individuazione del sesso). La datazione del contesto proviene essenzialmente dal- losservazione dei rapporti stratigrafici e delle caratteristi- che degli inumati, poichØ le sepolture sono nella quasi tota- lit prive di corredo. Si colloca in unarea dove, con la fondazione del ca- stello di Poggio Bonizio nel 1155, L stata edificata una gran- de chiesa a tre navate con colonnato (dimensioni pari a 4919 m); i muri e i grandi pilastri hanno tagliato, ed in parte asportato, molte delle sepolture. In breve, ci signifi- ca che il contesto era precedente alla met del XII secolo e collegabile allunica forma insediativa preesistente al nu- cleo medievale. Anche il confronto con il piccolo cimitero legato alla frequentazione della chiesa (posto su lato ester- no ovest del campanile e completato da un ossario a sud dellabside), porta elementi di conferma allalternanza di due diversi tipi di comunit. Gli inumati collegati al villag- gio di capanne propongono caratteri fisici particolari; la sta- tura media L molto alta (si attesta su valori di 1,74 m per gli individui di sesso maschile e di 1,63 m per gli individui di sesso femminile) e la durata della vita si aggira intorno ai 25-27 anni. La loro corporatura risulta molto robusta, le patologie sono legate soprattutto ad un precoce avviamento al lavoro pesante (che port alla deformazione dellappara- to scheletrico e articolare) ed alla conseguenza di unali- mentazione scarsamente arricchita da proteine e calcio; pes- sime risultano anche le condizioni della dentatura. Inesi- stenti sono le morti violente e molto rari i traumi. Si tratta in conclusione di una popolazione dedita ad attivit rurali e con un tenore di vita pressochØ uniforme. Gli abitanti di Poggio Bonizio mostrano invece statura piø bassa (1,65 m per gli uomini, 1,56 m per le donne), una corporatura piø esile, migliore condizione delle dentature e soprattutto durata della vita piø lunga (almeno di 10 anni); si segnala inoltre unalta incidenza di gotta come spia di unalimentazione molto ricca di carne. Non siamo in grado al momento di fornire precisazioni sulla durata di frequentazione dellarea cimiteriale. Nellul- tima campagna di scavo il rinvenimento di una sepoltura tra le piø recenti, contenente una placca da pellegrino, indi- zia per verso alcune considerazioni se pur in via estrema- mente preliminare. La placca, in attesa di essere studiata piø approfonditamente, potrebbe essere datata tra la met del IX e la met del X secolo (per motivi stilistici insiti nella iconografia delle chiavi tenute da S. Pietro e S. Paolo: ringraziamo Angelo Finetti per lindicazione); se tale cro- nologia si confermasse, il termine ante quem coinciderebbe con labbandono del villaggio di capanne, mentre il termi- ne post quem potrebbe essere evinto moltiplicando le quat- tro diverse fasi di inumazione per la durata della vita me- dia. Tutto ci significa che orientativamente larea cimite- riale sarebbe stata in uso a partire dalla seconda met dellVIII secolo e che doveva essere esistito un secondo spazio destinato agli individui deceduti fra la fine del VI- inizi VII secolo; area che dovremmo avere in parte localiz- zato nella campagna di scavi 1993 nelle vicinanze della gran- de cisterna comunitaria di met XII secolo. Il cimitero L composto quasi esclusivamente da sepol- ture in fossa terragna con la sola eccezione di tre tombe realizzate coprendo la salma con lastre di travertino. ¨ or- ganizzato su cinque file, orientate est-ovest (ciascuna con un numero massimo di 11 individui); la densit delle sepol- ture aumenta nella porzione nord. Le fasi sono state distinte soprattutto sulla successione stratigrafica delle fosse combinata, nelle situazioni piø chia- re, allorientamento dei corpi (con testa a sud e piedi a nord ed una progressiva e leggera rotazione in senso sud-ovest/ nord-est nel corso del suo utilizzo). Il cimitero doveva es- sere strutturato prevalentemente per gruppi familiari come mostrano i diversi raggruppamenti e le sepolture multiple. Per organizzare la gestione dei dati di scavo e di analisi dei reperti osteologici abbiamo deciso di sfruttare le poten- zialit insite nel nostro sistema di documentazione; lobiet- tivo era, ed L tuttora, realizzare una piattaforma GIS come strumento aperto a tutte le richieste. In definitiva volevamo offrire una documentazione og- gettiva, che sfruttasse la capacit di interrogazione propria di questa tecnologia, mettendo in grado il ricercatore di leg- gere il complesso cimitero attraverso valutazioni statisti- che e tramite la combinazione dei dati che di volta in volta egli pu scegliere. Nella prima sistemazione dei dati di scavo nella piatta- forma GIS, avevamo gi catastato il rilievo degli scheletri, vettorializzando in scala 1/1 ogni singolo osso (sul campo il disegno veniva effettuato in scala 1/10). In questa prima fase, per, gli scheletri venivano tratta- ti come qualsiasi unit stratigrafica (per le modalit di inse- rimento dei dati rimandiamo alle proposte metodologiche in NARDINI 2000 c.s.), definita dal taglio della fossa di inu- mazione e caratterizzata dalla distribuzione dei frammenti ossei sul terreno: le ossa, in questo caso non superavano la funzione di corredo estetico e non erano funzionali ad elaborazioni analitiche. Nel corso del 1998-1999, laumento in termini quanti- tativi dellarea cimiteriale, le esigenze di Walker e la matu- rit acquisita nelluso della tecnologia GIS, hanno suggeri- to elementi per sfruttare definitivamente la banca dati an- tropologica in collegamento con il rilievo gi precedente- mente inserito (un patrimonio di informazioni che non ave- va senso escludere dalle nostre analisi). Abbiamo cos ristrutturato la base isolando tutti i grafi relativi agli scheletri in uno specifico tipo di dati (distinto con due sottotipi denti e ossa perchØ, pur essendo en- trambi reperti osteologici, hanno comunque fisionomia e struttura diverse). La modifica piø sostanziale prevedeva lo spostamento dellunit base di ricerca dallunit stratigrafi- ca (valida per lorganizzazione dei dati di scavo) al singolo osso; elemento che costituisce per lantropologo lunit piø piccola su cui indagare, analizzandola secondo le sue di- mensioni, caratteristiche originali ed eventuali modificazioni occorse nella vita dellindividuo. Si L dovuto anche pensare ad una convenzione grafica per inserire i resti osteologici disarticolati, rinvenuti nel ter- reno decontestualizzati oppure conservati (come nel caso dellossario pertinente al castello medievale) come cumuli di ossa non riproducibili graficamente. Linserimento di