Luigi Di Cosmo, Federico Marazzi, Giorgio Trojsi PRODUZIONE E CIRCOLAZIONE DELLA CERAMICA NELLA CAMPANIA SETTENTRIONALE (SECOLI X-XIV): I DATI DAL TERRITORIO DI ALIFE (CE) Abstract: Last excavations have singled out all ceramic types circulating in the territory of Alife and S. Angelo d’Alife (CE), in Northern Campania, between X and XIV century. Checking materials of the late XI century and the XII century, we are able to point out a green glazed bowl champlevé with undulating arabesque designs from fathimid area and glazed sicilian pottery. he glazed polychrome pottery, the protomaiolica and the local productions of XIII and XIV century are comparable with materials from Naples, Puglia and Molise. L’area alifana occupa la pianura della Campania del nord, al confine con il Molise ed il Lazio, posta tra il fiume Volturno e il massiccio del Matese. Inizialmente territorio sannitico, fu conquistato dai Romani, che nel I secolo a.C. vi edificarono la colonia di Allifae, di cui si conservano l’impianto urbanistico, la cinta muraria ed alcuni edifici pubblici e privati. L’urbs di Allifae ebbe sempre notevole importanza anche in epoche successive e fu sede di gastaldato longobardo e contea nor- manno-angioina (GAMBELLA 2000: 17; CIELO 2001: 112). Pertanto il sovrapporsi di notevoli stratificazioni in grado di fornire dati rilevanti sulla cultura materiale di varie epoche nonché la centralità dell’area rispetto alla viabilità, che con una diramazione della via Latina legava la città a Benevento e, quindi, alla Puglia e alla costa salernitana, verso sud, ed a Venafro e Roma, verso nord, hanno spinto la Soprintendenza di Salerno Avellino Benevento e Caserta e l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli ad effettuare negli ultimi anni scavi sia nell’area urbana che extra. In questa sede presentiamo ceramiche medievali provenienti dall’area urbana di Alife e dal villaggio fortificato di Rupe Canina, posto in comune di S. Angelo d’Alife, sulla collina che domina la pianura alifana. La maggior parte del materiale (67%) proviene da un Crip- toportico urbano, edificato in epoca augustea ed utilizzato come butto a partire dal Tardoantico (MARAZZI, OLIVIERI, STANCO 2009: 204 e sg.). In epoca medievale, inoltre, fu il butto del vicino castello normanno, restaurato da Federico II e da Carlo D’Angiò, che lo diede in feudo al figlio Filippo (CIELO 2001: 72 e sg.). Il materiale proveniente da altri scavi urbani, generalmente di emergenza, è di modesta quantità (4%) e, soprattutto, è quasi privo di ceramica rivestita, ben attestata nei pressi del Castello. La rocca di Rupe Canina con il villaggio fortificato, nota per le lotte tra i Quarrel-Drengot e Ruggiero II per l’ammissione dei territori alla monarchia, nel 1135 era già ben potenziata e fu attaccata insieme alla città di Alife, da Ruggiero II (CIELO 2001: 69). Ritenuta di epoca normanna, gli scavi hanno evidenziato una precedente fortificazione con frequentazione risalente almeno al X secolo, riportando al periodo dell’incastellamento classico l’epoca di fondazione (DI COSMO, MARAZZI, SANTORELLI 2006: 359 e sg.). Dal sito, abbandonato nella prima metà del XV secolo, proviene il 29% delle ceramiche studiate. Passando ad ana- lizzare in sintesi i dati quantitativi della ceramica medievale del Criptoportico, quella rivestita rappresenta il 10% dei quasi 45000 frammenti, la dipinta a bande l’11%, l’acroma da fuoco il 36% e l’acroma il 28%. Di quella rivestita il 16% è invetriata monocroma, il 22% invetriata policroma, il 14% invetriata da fuoco ed il 10% protomaiolica. Negli altri siti urbani di Alife sono presenti prevalentemente l’acroma, l’acroma da fuoco e la dipinta che raggiunge il 24%. Si nota inoltre in questi siti la scarsa presenza di ceramiche rivestite. Per il villaggio incastellato di Rupe Canina, infine, su circa 20.000 frammenti, l’acroma è quasi il 50%, l’acroma da fuoco supera il 12%, mentre la dipinta a bande è circa il 18% per la presenza di notevoli strati del X-XII secolo. La protomaiolica è il 3,8% mentre è quasi completamente assente la smaltata postmedievale. Lo studio del materiale, certamente notevole per quantità e qualità, è ancora in corso ed in questa sede presentiamo i risultati preliminari. Passando ad esaminare sinteticamente le classi ceramiche rinvenute abbiamo ritenuto opportuno soffermarci prevalen- temente su quelle che evidenziavano i dati più interessanti. Si tralasciano quindi quelle che non mostrano novità particolari e che possono essere inquadrate nell’ambito delle produzioni tipiche dell’area volturnense e beneventana, come l’acroma da fuoco, databile tra X e XII secolo e la dipinta a bande rosse, sia del X-XII secolo che del XIII. F. M., L.D.C. 1. INVETRIATA Le novità sono dovute soprattutto al rinvenimento di mate- riale di importazione. Associati a dipinta a bande rosso-scuro, larghe, dalla us 728 di Rupe Canina provengono alcuni frammenti, a sottile spessore, pertinenti a parete di catino, obliqua e terminante con orlo ripiegato all’esterno (fig. 1, n. 1). Tali frammenti sono invetriati in verde brillante su ambedue le superfici, ed hanno corpo ceramico rossiccio con piccoli inclusi bianchi. Sulla superficie interna sono presenti motivi ad arabeschi incisi (champlevé), inseriti tra due circonferenze all’orlo. La provenienza di questo materiale dovrebbe essere l’area fatimida o egiziana e riporta ad alcuni bacini del relitto di Serçe Limani, datati al XI secolo (JENKINS 1992: 56 e sg. e figg. 2-5). L’ipotesi più plausibile è che tale ceramica giungesse a Rupe Canina verso la fine del XI secolo o inizio del XII, subito dopo la conquista normanna di Salerno ed Amalfi, all’epoca, il più importante porto commerciale dell’Italia meridionale. Pochi frammenti invetriati, associati a dipinta a bande larghe, sono stati rinvenuti nello scavo dell’area antistante il Mausoleo degli Acilii ad Alife. Si tratta di una ciotola con parete tendente all’emisferico con orlo estroflesso ed ingrossato a formare una piccola tesa (fig. 1, n. 3), e di una parete di brocchetta o tazza globulare (fig. 1, n. 4). L’argilla è rossiccia con inclusi bianchi piccolissimi e presenta un accentuato processo di sbiancamento sulla due superfici. Su quella interna della ciotola è presente un decoro in bruno sotto vetrina, mal conservata, e sulla brocchetta un motivo geometrico in bruno e verde. I confronti sono possibili con materiale siciliano di fine XI-XII secolo (GHIZOLFI 1992: 84 e sg., fig. 21, n. 6; FIORILLA 1991: 127 e fig. 26, n. 28). In questo caso oltre ad ipotizzare commerci verso il Mediterra- neo attraverso Amalfi, bisogna considerare che Alife nel 1135 e 1138 fu attaccata da Ruggero II ed il territorio della contea