69 Stefano Campana, Cristina Felici, Lorenzo Marasco Indagini archeologiche sul sito della pieve di Pava. Campagna 2006 1 La terza campagna di scavo sul sito della Pieve di Pava, svoltasi tra agosto e settembre 2006, ha concluso in parte l’indagine avviata nel 2004 e finalizzata alla comprensione dell’entità strutturale del primo edificio della Pieve di S. Pietro in Pava (ricordato per la prima volta nel documento del 714 della disputa fra il vescovo di Siena e quello di Arezzo 2 ). Gli ultimi ritrovamenti, oltre a definire in buona parte l’estensione e la plani- metria dell’edificio religioso principale, hanno messo in luce anche un’articolazione di elementi minori, che contribuiscono a delineare l’aspetto di un complesso ec- clesiastico piuttosto consistente. I rinvenimenti effettuati all’interno degli ambienti riconosciuti, primo fra tutti un eccezionale tesoretto monetale di prima metà VI secolo, contribuiscono a confermare l’elevato potenziale del sito sia in termini di ricostruzione storico-archeologica del singolo contesto territoriale che di più ampie problema- tiche storiografiche (fig. 1). Anche in questa campagna l’indagine si è concentrata principalmente sull’area individuata già dalle ricognizioni di superficie come la più ricca di materiale archeologico (area 1000). Possiamo confermare l’esistenza, sopra una frequentazione di età romana ancora non definibile, di un complesso ecclesiastico fondato tra fine V e prima metà VI secolo, che sopravvive con numerosi interventi di restauro e risistemazione interna per tutta l’età alto- medievale. A quest’epoca è possibile collegare anche l’allestimento di una fornace per laterizi individuata alcune decine di metri a nord della chiesa e che è stata datata con analisi radiocarboniche tra VII e inizio VIII secolo. L’edificio religioso mantiene la sua funzione al- meno fino agli inizi dell’XI secolo, quando subisce una pesante ricostruzione. Quest’ultimo edificio, che possia- mo attribuire ad età proto-romanica, rimane in vita solo per circa un secolo, potendo datare il suo abbandono e successivo crollo nel corso del XII secolo. Sono state invece interrotte al momento le ricerche sulle porzioni di terreno ad est della chiesa ad una quota inferiore di circa 4 metri, oltre la strada provinciale. In questi campi dopo le prime ricognizioni di superficie erano stati aperti due saggi diagnostici durante la campagna 2005, con lo scopo di definire la possibile presenza di un’area insediativa contestuale all’impianto religioso 3 . SEQUENZA STRATIGRAFICA – AREA 1000 Periodo I Frequentazione di età romana non meglio identificata Seppur in modo incerto la prima frequentazione attualmente attestata a livello stratigrafico è riferibile ad un’età romana che ha il suo termine ante quem al più tardi nel terzo decennio del VI secolo. Si tratta di una presenza antropica a cui sono riferibili elementi murari individuati a livello delle sole creste e da uno strato di laterizi da copertura (tegole), posti in piano e sovrapposti, entrambi rinvenuti sotto le murature della prima chiesa. Da segnalare tra i muri che risultano rasati per la costru- zione della chiesa, la presenza di almeno un elemento curvilineo che sembra costituire un’abside orientata ad ovest. Per quanto i dati in nostro possesso siano ancora ridotti, i materiali residui rinvenuti sia durante lo scavo che in ricognizione, sembrano attestare una frequen- tazione tardo-romana piuttosto complessa – numerosi reperti numismatici, tubuli per volte e strutture termali – anche se al momento non interpretabile 4 . Sulla rasatura di queste strutture sono stati recuperati alcuni lacerti di terreno carbonioso contenente reperti vitrei, ossei e ce- ramici. Questi ultimi databili tra IV e VI secolo, relativi a forme aperte ingobbiate di rosso imitanti prodotti in sigillata africana (tipo Hayes 61). A supporto di questa generica datazione, è stata effettuata l’analisi radiocar- bonica di un campione organico, recuperato nello stesso strato, che ha fornito una datazione assoluta compresa tra la metà del V e i primi decenni del VI (i risultati in dettaglio sono i seguenti: 427-442 AD (19%); 453-461 (9%); 484-533 (72%). Rimane al momento incerta l’attribuzione a questa pri- mo periodo di un secondo elemento murario curvilineo che di fatto viene poi a costituire l’abside occidentale dell’edificio religioso paleocristiano. Al momento, non possediamo dati archeologici che consentano di definire il rapporto relativo tra questa muratura e i perimetrali della chiesa, benché se ne debba evidenziare la totale omogeneità delle tecniche costruttive (fig. 2). Periodo II Fase A – Il primo edificio religioso Al di sopra della frequentazione genericamente romana e tardoantica sono state individuate una serie di attività riferibili alla costruzione dell’edificio religioso. La struttura emersa fino ad ora risulta formata da un’unica grande navata, dalle dimensioni approssimative di 32×10 m e caratterizzata dalla presenza di due absidi contrapposte. Questo dato risulta di estremo interesse e di eccezionale 1 Le indagini sul sito di Pava sono condotte dal Laboratorio di Ar- cheologia dei Paesaggi e Telerilevamento (LAP&T) del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Siena (sedi di Siena e Grosseto). La direzione scientifica è stata del prof. Riccardo Francovich fino alla sua tragica scomparsa. È alla sua figura che dobbiamo la possibilità di scavare questo sito e a lui vogliamo dedicare le ricerche future. 2 SCHIAPARELLI 1929, n. 17. 3 I risultati della terza campagna sono stati presentati durante il Seminario di studio organizzato a San Giovanni d’Asso nei giorni 10-11 novembre 2006 dal titolo “Chiese e insediamenti nei secoli di formazione dei paesaggi medievali toscani. Il rapporto fra le chiese e gli insediamenti tra V e X secolo”, attualmente in preparazione con lo stesso titolo, d’ora in avanti Chiese e insediamenti 2006. 4 La presenza di molti tubuli per la realizzazione delle così dette “volte leggere”, per il momento in giacitura secondaria, come livella- mento per un piano su cui è stata realizzata la fornace di VII-inizi VIII secolo, presuppone in precedenza una struttura piuttosto complessa. Sui tubuli fittili per le volte, STORZ 1997, pp. 23-42. Archeologia Medievale XXXIV, 2007, pp. 69-77