Desidero ringraziare Francesca Funis, alla quale questo scritto deve molto, e non solo per le infor- mazioni preziose che mi ha fornito sulla sfuggente figura di Guglielmo Sangalletti; Marzia Marandola per il paziente aiuto nella ricerca iconografica; un grazie particolarmente affettuoso anche all’amico Daniele Pergolizzi e alla dott. Maria Serlupi Crescenzi per la disponibilità e la simpatia con la quale hanno rallegrato i miei sopralluoghi in Vaticano. Il testo che segue è stato consegnato nell’ottobre 2005. Il carteggio vasariano, conservato in vari archivi toscani, è stato oggetto di molteplici pubblicazioni: G. Gaye, Carteggio inedito di artisti dei secoli XIV-XV-XVI, Giuseppe Molini, Firenze 1840, 3 voll.; K. Frey, Der Literarische Nachlass Giorgio Vasaris, München 1923-1930, 2 voll.; H.W. Frey, Neue Briefe von Giorgio Vasari, Burg b. M. 1940; ediz. cons.: G. Vasari, Der Literarische Nach- lass, Herausgegeben von K. Frey und H.W. Frey, Georg Olms Verlag, Hildesheim-New York 1982, 3 voll. (d’ora in poi Vasari-Frey); Lettere edite ed inedite di Giorgio Vasari, in Le opere di Giorgio Vasari, a cura di G. Milanesi, Sansoni, Firenze 1906, 8 voll.; ediz. cons. Sansoni, Firenze 1981(d’ora in poi Vasari-Milanesi). 1 Gaye, 1840, III, pp. 232-234; Vasari-Frey, 1982, II, DLXVII, pp. 297-298: «Io o auto commessione o lettera al veder le cose dela fabbrica di San Piero che cominciavano a storpial- la et farvj qualche erore; di vedere ancora ponte Sisto che è indebolito le pile; et se non ci sj rimedia, rovjnera». Vasari è giunto a Roma da Firenze alla fine di febbraio 1567, sollecitato dal pontefice tramite Guglielmo Sangalletti: è trascorso meno di un anno dal precedente soggior- no romano dell’artista, nell’aprile del 1566, subito dopo l’elezione di Pio V (7 gennaio 1566). 75 Claudia Conforti Giorgio Vasari al servizio di Pio V: affermazione artistica o ostaggio diplomatico? In una lettera al principe Francesco de’ Medici, inviata a Firenze da Roma il 1 marzo 1567, Giorgio Vasari (1511-1574) informa il suo signore che «il Papa disegnia aconciare una capelletta drento a certe camere che rispondono sopra il corridore di Bel Vedere che secondo me è più cosa da frati che da papi» 1 . L’icastica affermazione di Vasari, se denuncia i limiti del suo ingaggio artisti- co presso il pontefice, pone anche una severa ipoteca sulle potenzialità di mece-