181 Dantismo cattolico fra Otto e Novecento nella Biblioteca del Cardinale Pietro Maffi Mirko Tavoni Sommario: La pastorale di Pietro Maffi su “Il Credo di Dante nella Divina Commedia” (1922). - Pubblicazioni dantesche della Biblioteca. - Dante nella pubblicistica cattoli- ca post-risorgimentale: a. Didattica e pensiero religioso, b. Catechismo, c. Mariologia, d. Liturgia, e. Preghiera, f. Filosofia, g. Ordini religiosi, h. Pedagogia, i. Politica. - Composizioni letterarie ispirate a Dante. - La mistica. - La Profezia. - Titoli scelti dal fondo dantesco della Biblioteca Cardinale Maffi. Svolgerò una ricognizione selettiva delle pubblicazioni di argomento dantesco pre- senti nella Biblioteca Arcivescovile “Cardinale Pietro Maffi” di Pisa (BCM: http:// leonardo.isti.cnr.it/bib_maffi/index.html). Queste pubblicazioni, circa 300, costi- tuiscono nel loro insieme un fondo di grande interesse perché sono generalmente assenti dalle biblioteche di ricerca: per esempio mancano, in grande maggioranza, in due biblioteche pisane ricchissime di lasciti di studiosi della Scuola Storica quali la Biblioteca Universitaria e quella della Scuola Normale Superiore. Questo fondo della BCM viene dunque a costituire un complemento, per lo più ignoto ai dantisti, al filone maestro dei coevi studi letterari e filologici di ambito universitario. Selezionerò le pubblicazioni che mi sembrano di particolare interesse per illuminare il tipo di attenzione prestato a Dante dal mondo cattolico fra Otto e Novecento: con tutte le implicazioni ideologiche di cui il nome e il mito di Dante si caricano in questo periodo storico, fra il compimento del processo risorgimen- tale, la Presa di Porta Pia e i Patti Lateranensi. La pastorale di Pietro Maffi su “Il Credo di Dante nella Divina Commedia” (1922) Nel far ciò mi lascerò guidare da un lungo saggio del Cardinale Maffi, intitolato Il “Credo” di Dante nella “Divina Commedia”: pastorale per la Quaresima dell’anno 1922, in Pastorali delle Quaresime (pp. 65-124). Questo saggio infatti – me ne sono reso conto a posteriori – rappresenta quasi una chiave di lettura dell’intero fondo dan- tesco della Biblioteca, una sintesi di ciò che si trova in tante altre pubblicazioni: e cioè un uso di Dante a fini pastorali e apologetici. Il Cardinale, che scrive in occasione del centenario dantesco del 1921 (solo per una ragione contingente, la pastorale viene erogata l’anno successivo), dopo aver esordito ricordando la cosiddetta Professione di fede (apocrifo in terzine che Dante avrebbe scritto per difendersi dall’accusa di eresia), che sarebbe «valsa da sola ad assicurargli la più immacolata ortodossia», prosegue: Noi questa professione di fede la ricercheremo nella Divina Commedia; e facendo per una volta, in ragione della ricorrenza centenaria, rivivere l’uso dei padri, del commento pubblico di Dante, con vantaggio e letizia del poema sacro raccoglieremo