Da Anna Bolena a Francesca D'Addario Femminile e femminismo tra vecchi e nuovi moralismi di Chiara Bassetti Bordo, Susan The Creation of Anne Boleyn. A New Look at England's Most Notorious Queen New York, Houghton Mifflin Harcourt Publishing, 2013, xvii + 343 pp. Ottonelli, Valeria La libertà delle donne. Contro il femminismo moralista Genova, Il melangolo, 2011, 125 pp. Hakim, Catherine Erotic capital. The power of attraction in the boardroom and the bedroom New York, Basic Books, 2012, 372 pp. Questo incidente pone in rilievo il potere del presidente [Nixon] di forzare una donna a passare da un ruolo professionale a un ruolo sessuale, domestico […] Dal punto di vista strutturale, ciò implica che una donna deve essere sempre pronta a cambiare la propria posizione, o, piuttosto, al fatto che qualcuno la cambi per lei, in virtù del suo essere soggetta a diventare momentaneamente un oggetto di valutazione, non, o non solo, una partecipante ad un incontro sociale. Erving Goffman, Forme del parlare (1979, 176) Le rappresentazioni del femminile e i modelli di donna che – talvolta incarnandosi in figure specifiche, come Anna Bolena o Francesca D'Addario – le accompagnano e le ipostatizzano all'interno della sfera pubblica sono sì mutate nel corso del tempo, ma meno di quanto potrebbe apparire, o si vorrebbe far credere, e, certamente, meno delle rappresentazioni del maschile. Non solo i modelli maschili sono in un certo qual modo più plurali, sebbene certo anche gli uomini debbano confrontarsi con modelli di maschilità (si vedano, ad esempio, Connell 1995, Connell e Messerschmidt 2005, Bassetti 2013), ma vengono più spesso sfidati e decostruiti, mentre vecchi e nuovi moralismi attendono sempre le donne dietro l'angolo (talvolta travestiti da «nuovi» o «veri» femminismi). In The Creation of Anne Boleyn, uno dei volumi qui considerati, Susan Bordo ricostruisce la storia personale (Parte I) e quella culturale (Parte II, III) di Anna Bolena, a partire da documenti storici ed epistole, romanzi e pièces teatrali, film e serie televisive, forum, blog e siti internet. La seconda moglie di Enrico VIII viene introdotta quale «jolly mutaforma la cui stessa incompletezza nelle fonti storiche ha scatenato l'immaginazione di diverse agende, diverse generazioni e diverse epoche culturali, che hanno rivendicato, ciascuna, la “propria” Bolena» (ivi, xvii). Ciononostante, nel penultimo capitolo, dopo averci mostrato tutte queste «Bolene», Bordo si vede costretta ad osservare che, laddove alcuni stereotipi di genere, incuranti del passare dei secoli,