E. Pistolesi / S. Schwarze (a cura di), "Vicini/lontani. Identità e alterità nella/della lingua", Frankfurt am Main etc.: Lang, 2007, pp. 115-130. Elena Pistolesi Identità e stereotipi nel discorso conflittuale 1. Introduzione Il titolo di questo intervento richiama due concetti estremamente complessi e, per molti aspetti, sfuggenti, che cercherò di mettere in relazione con il discorso conflittuale per chiarirne meglio il significato. L’idea di base della ricerca che mi riprometto di approfondire in futuro, e che qui propongo in forma appena abbozzata, riguarda la relazione fra il linguaggio ingiurioso, a partire dal rap- porto che il soggetto istituisce fra sé e il destinatario nel momento in cui rompe il patto di collaborazione che sta alla base dell’interazione cooperativa fra indi- vidui, e l’argomentazione. Considero l’insulto una manifestazione estrema del discorso conflittuale 1 e una “stéréotypie discursive à fort substrat idéologique” (Ernotte/Rosier 2004: 35). 2 La prima osservazione da fare sul rapporto fra identità e insulto 3 è la seguente: l’insulto è una forma di d i s s o c i a z i o n e con la quale attribuisco al destinatario delle caratteristiche negative che ritengo mi siano aliene; se questa dissociazione non è chiara, l’insulto o non funziona o non è tale, come accade in affermazioni del tipo “siamo due idioti!”, in cui l’inclusione del soggetto attenua l’aggressività del contenuto. Sul piano dell’enunciato, chi insulta tende ad oggettivare il proprio giudizio, cioè a persuadere l'altro che è la sua stessa natura a essere stigmatizzata (si pensi, in particolare, agli etnotipi e agli ontotipi). Infatti nell’insulto esiste un elemento inespresso che si potrebbe formulare così: 1 Sul linguaggio conflittuale si vedano almeno Grimshaw (1990), Jacquemet (2001) e Kakavá (2001). Il volume curato da Grimshaw è un’opera fondativa, che ha cercato di sistematizzare lo studio del linguaggio conflittuale suggerendone i possibili sviluppi. Come emergerà dalle considerazioni seguenti, lo studio del conflitto non può esaurirsi all’interno del linguaggio perché spesso solo le conoscenze extralinguistiche possono consentirci di discriminare fra una situazione conflittuale e una apparentemente tale. 2 Secondo la classificazione offerta dai due autori si possono distinguere tre categorie di insulti: gli etnotipi (“negro”, “ebreo”, “scozzese”, “genovese”, “napoletano”, etc.), i sociotipi (“piccolo- borghese”, “comunista”, “burocrate”, etc.) e gli ontotipi, che fanno riferimento alle supposte caratteristiche intrinseche dell’individuo (“imbecille”, “idiota”, “stupido”, etc.). 3 Intendo come definizione preliminare, e non problematica, dell’insulto “l’attribution à un allocutaire d’un groupe nominal détaché de contenu axiologique négatif par un locuteur se fondant sur une norme et sur une visée” (Lagorgette/Larrivée 2004: 8).