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Lorenzo M. Capisani, ISPI Research Trainee.
egli ultimi anni, non è un mistero come la po-
litica economica della Cina abbia puntato sulle
esportazioni secondo un modello di sviluppo
che metteva in secondo piano il consumo interno. Si è
trattato di una scelta largamente condivisa nel Partito
Comunista dato che uno dei maggiori detrattori di questa
scelta, l’ex “principino rosso” Bo Xilai, è caduto ormai in
disgrazia. Per favorire l’export, la People’s Bank of
China ha proceduto all’acquistato di valuta estera, so-
prattutto dollari, in modo da mantenere basso il valore del
Renminbi (lo yuan) negli scambi monetari. Anno dopo
anno, oltre ai dollari, la Cina ha comprato negli Stati
Uniti anche azioni, titoli del debito e, soprattutto, del te-
soro. Il totale, secondo stime indicative della metà del
2012, ammonterebbe a circa 1,6 milione di milioni di
dollari, corrispondente al 45% delle riserve estere cinesi,
ma questa percentuale arriverebbe oggi al 60% secondo il
Financial Times. Sembra quindi naturale che la Cina ri-
volga una certa attenzione al dibattito sul tetto del debito
americano e allo spettro di un possibile default.
Mercoledì 2 ottobre, le notizie dei contrasti fra Obama e
i repubblicani sono state riportate dalla Xinhua,
l’agenzia di stampa controllata dal governo, con un
editoriale che descriveva i repubblicani come «the ugly
side of partisan politics in Washington». Una pubblica
dichiarazione in proposito, però, è arrivata soltanto lu-
nedì 7 ottobre, quando il viceministro delle Finanze,
Zhu Guangyao, ha espresso le proprie apprensioni per il
protrarsi della situazione. Il «tempo sta scadendo» per
gli Stati Uniti, gravati della «responsabilità» di
un’economia che influisce su quelle del resto del pianeta.
Il viceministro non ha naturalmente mancato di sotto-
lineare i legami fra Pechino e Washington, ma questo
tipo di dichiarazioni era nel complesso prevedibile da
parte cinese, visti gli investimenti nazionali nel debito
degli Usa.
È stata piuttosto la cancellazione del viaggio di Obama
nel sud-est asiatico che ha visto i leader cinesi pronti a
cogliere l’occasione di due palcoscenici vuoti: il summit
dell’Apec a Bali (Indonesia) e quello dell’East Asia
Summit/Asean a Bandar Seri Begawan (Brunei). Il
primo (5-7 ottobre) ha visto la partecipazione di Xi
Jinping, che ha poi visitato anche la Malaysia. Il di-
scorso del leader cinese alla conferenza si è incentrato
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CRISI USA: PER LA CINA
UN PALCOSCENICO IN ASIA
LORENZO M. CAPISANI
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