©ISPI2013 ͳ Le opinioni espresse sono strettamente personali e non riflettono necessariamente le posizioni dell’ISPI. Le pubblicazioni online dell’ISPI sono realizzate anche grazie al sostegno della Fondazione Cariplo. commentar y Lorenzo M. Capisani, ISPI Research Trainee. egli ultimi anni, non è un mistero come la po- litica economica della Cina abbia puntato sulle esportazioni secondo un modello di sviluppo che metteva in secondo piano il consumo interno. Si è trattato di una scelta largamente condivisa nel Partito Comunista dato che uno dei maggiori detrattori di questa scelta, l’ex “principino rosso” Bo Xilai, è caduto ormai in disgrazia. Per favorire l’export, la People’s Bank of China ha proceduto all’acquistato di valuta estera, so- prattutto dollari, in modo da mantenere basso il valore del Renminbi (lo yuan) negli scambi monetari. Anno dopo anno, oltre ai dollari, la Cina ha comprato negli Stati Uniti anche azioni, titoli del debito e, soprattutto, del te- soro. Il totale, secondo stime indicative della metà del 2012, ammonterebbe a circa 1,6 milione di milioni di dollari, corrispondente al 45% delle riserve estere cinesi, ma questa percentuale arriverebbe oggi al 60% secondo il Financial Times. Sembra quindi naturale che la Cina ri- volga una certa attenzione al dibattito sul tetto del debito americano e allo spettro di un possibile default. Mercoledì 2 ottobre, le notizie dei contrasti fra Obama e i repubblicani sono state riportate dalla Xinhua, l’agenzia di stampa controllata dal governo, con un editoriale che descriveva i repubblicani come «the ugly side of partisan politics in Washington». Una pubblica dichiarazione in proposito, però, è arrivata soltanto lu- nedì 7 ottobre, quando il viceministro delle Finanze, Zhu Guangyao, ha espresso le proprie apprensioni per il protrarsi della situazione. Il «tempo sta scadendo» per gli Stati Uniti, gravati della «responsabilità» di un’economia che influisce su quelle del resto del pianeta. Il viceministro non ha naturalmente mancato di sotto- lineare i legami fra Pechino e Washington, ma questo tipo di dichiarazioni era nel complesso prevedibile da parte cinese, visti gli investimenti nazionali nel debito degli Usa. È stata piuttosto la cancellazione del viaggio di Obama nel sud-est asiatico che ha visto i leader cinesi pronti a cogliere l’occasione di due palcoscenici vuoti: il summit dell’Apec a Bali (Indonesia) e quello dell’East Asia Summit/Asean a Bandar Seri Begawan (Brunei). Il primo (5-7 ottobre) ha visto la partecipazione di Xi Jinping, che ha poi visitato anche la Malaysia. Il di- scorso del leader cinese alla conferenza si è incentrato Commentary , ͳͷ ottobre ʹͲͳ͵ CRISI USA: PER LA CINA UN PALCOSCENICO IN ASIA LORENZO M. CAPISANI N