Il caso della diaspora tamil nel nuovo libro di Giuseppe Burgio Gilda Sciortino 38 9giugno2014 asud’europa U n dialogo a più voci tra studiosi italiani e tamil, ognuno dei quali guarda con un’ottica differente le stesse cose: prima di tutto il genocidio, poi la storia dello Sri Lanka ma anche i rapporti interculturali, la diaspora tra tamil e italiani e nei paesi ospitanti. Un viaggio importante, quello compiuto da Giuseppe Burgio, dottore di ricerca in Pedagogia e già assegnista presso l’Università degli studi di Palermo, nel suo ultimo libro dal titolo “Oltre la nazione. Conflitti postcoloniali e pratiche interculturali. Il caso della diaspora tamil”, presentato nell’ambito della quinta edi- zione di “Una marina di libri”. Un lavoro che si aggiunge a un altro, pubblicato nel 2007, sulla diaspora interculturale, con riferimento ai tamil in Italia, in cui affronta il tema da un altro punto di vista. «Intanto va detto che non si tratta di un discorso fatto da bianchi residenti di classe media, mai emigrati – spiega lo stesso Burgio, che nel 2010 è stato perito del Gip nel processo penale presso il tribunale di Napoli contro un gruppo di cittadini tamil imputati di terrorismo internazionale –. Bisogna capire che, mentre l’intercul- tura si basa in maniera generica sul rapporto tra noi e gli altri, quella raccontata e spiegata da questo libro è un’analisi più spe- cifica che parte dalla considerazione che la relazione tra italiani e tamil non più essere uguale a quella tra italiani e americani. E’ uno sguardo che descrive la dinamica planetaria del fenomeno attra- verso il contributo di tanti: esperti giuristi, avvocati, docenti, stu- diosi di gender e di teoria postcoloniale, rappresentanti della stessa comunità tamil a livello locale e non solo. Importante dire anche che i tamil hanno una particolarità e cioè che prima di tutto non sono migranti, ma vivono la diaspora di vittime poiché scap- pano dal genocidio. Hanno, quindi, creato una struttura a rete, in cui tutti e tutto sono collegati attraverso Internet. Possiedono pure un’economia alternativa tutta personale, in quanto commerciano e creano imprese solo tra di loro, anche per aiutare i tamil rimasti in patria. Infatti, istituiscono borse di studio e, cosa assolutamente nuova, fanno welfare. Senza dimenticare che detengono giornali e mezzi di comunicazione propri in tutto il mondo. Insomma, una realtà a parte, nella quale bisogna veramente impegnarsi per en- trare». Quelli che vivono nel capoluogo siciliano, poi, sono impegnati at- tivamente in politica a livello locale, ma particolarmente chiusi nel contatto e nella relazione con le altre etnie. Un gruppo di giovani della comunità parla nel libro delle difficoltà a integrarsi, ma anche della condizione femminile, di quelle donne soldato che vengono sfruttate per dare vita a una nuova nazione. Un sistema patriarcale che, per esempio, parla attraverso il fenomeno dei matrimoni com- binati. Grande, poi, l’importanza conferita alla danza nel preservare e tra- smettere l’identità culturale. «Il presidente di un’associazione tamil italiana – scrive Cristiana Natali, esperta in Antropologia della Contemporaneità - mi spie- gava che apprenderla è più importante per i bambini che non sono nati in Sri Lanka e che non sanno quello che succede là. L’intro- duzione di nuovi gesti permette di istruirli alla diaspora sulla guerra. Il mitra, l’elicottero, le bombe, le manette e altri mudra sono segni di nuova creazione, così come hanno carattere innovativo le sequenze di passi elaborate per rendere conto della trama narrativa». I contributi presenti nel libro di Giuseppe Burgio, peraltro mem- bro del Tamil in Europe Research Network, approfondiscono anche temi come quello della gestione pedagogica del conflitto, delle soluzioni per il processo di pace in Sri Lanka, come anche di una guerra civile effetto del colonialismo. Il racconto del processo di Napoli, inoltre, dimostra come oggi i tamil siano tenuti nei campi di concentramento dello Sri Lanka, quasi al pari di come noi li deteniamo nei nostri Cie. Certo, il loro numero rispetto a quello delle altre comunità presenti nelle strutture è minore ma, allo stesso modo di altri, quando ven- gono rimpatriati subiscono enormi e continue torture. E questo, nonostante la guerra sia finita. Di tutto questo parla il testo, anche grazie alla voce dell’avvocato Fulvio Vassallo Paleologo, affrontando la questione dei diritti dei tamil in tutta Europa, così come delle richieste da avanzare per non abbandonare ulte- riormente questo popolo. E Palermo, in tutto questo, viene attenzionata in quanto snodo di una rete transnazionale. «Nel prologo, Sebastianpillai Dunstan Rajakumar, presidente del consiglio degli Eelam Tamil in Italia, afferma che questo libro riporta la voce corretta dei tamil. E’ questa - conclude l’autore - la soddisfazione più grande, che mi fa pensare all’ottimo lavoro condotto da tutti noi».