Milanko, Sandra, Massimo ovvero l'immagine del “nuovo italiano” nei racconti magicorealisti di Massimo Bontempelli in AA.VV. “Discorso, identità e cultura nella lingua e nella letteratura italiana.” Atti del Convegno Internazionale di Studi di Craiova 21-22 settembre 2012, a cura di Elena Pîrvu, Editura Universitaria, Craiova 2013, pp. 329-341. Il periodo più proficuo dell'attività letteraria e pubblicistica di Massimo Bontempelli è stato segnato dalla pubblicazione di una serie di racconti 1 - prima sui vari quotidiani poi in volume - in cui man mano veniva costruito il narratore-protagonista di nome Massimo. Questo “narratore pseudoautobiografico” (Micali 2008: p.104) condivide talmente tante caratteristiche con il suo omonimo creatore (l'esperienza della prima guerra mondiale, la professione di scrittore e giornalista, amore per i viaggi, persino un figlio di nome Mino, ecc.) che non pochi critici a lui contemporanei 2 hanno attribuito le esperienze di Massimo, il narratore-protagonista, allo stesso Bontempelli. Nonostante le somiglianze biografiche tra i due, Massimo è pur sempre un'invenzione, un personaggio fittizio (nonché un abile narratore) il quale nel corso degli anni Venti si sviluppa e diventa un personaggio originale e un orgoglioso alfiere del realismo magico. Prima di procedere all'analisi di questo curioso protagonista che lo mette in stretto rapporto con gli scritti teorici di Bontempelli e il contesto storico-culturale del periodo, ci è sembrato opportuno presentarlo in modo più approfondito tramite le opere che lo videro nascere, morire e compiere miracoli. 1.Vita morte e miracoli di Massimo La prima apparizione di Massimo avviene nei primi racconti del dopoguerra raccolti in volume La vita intensa (1920). Si tratta di dieci racconti - ”romanzi sintetici” pubblicati dal marzo al dicembre del 1919 sulla rivista mensile Ardita, supplemento de Il Popolo d'Italia. L'opera rappresenta una delle più significative testimonianze dello stato della produzione letteraria e della lettura nell'immediato dopoguerra, ma è di carattere fortemente programmatico in quanto è l'opera con cui Bontempelli intraprende la sua crociata contro le “malattie di decadenza delle epoche passate: estetismo, psicologismo, impressionismo, naturalismo.” (Bontempelli 1938: p.502) Il suo cavallo di battaglia più forte è appunto l'io narrante di nome Massimo che incontriamo per la prima volta da reduce di guerra. L'io narrante Massimo si mette a descrivere le avventure dell'io narrato Massimo che gli sono successe prima e dopo la prima guerra mondiale e lo fa nella veste di scrittore. 3 I racconti infatti abbondano di commenti metanarrativi per cui l'io narrante, a mio avviso, svolge due funzioni distinte: quella del personaggio-narratore che, compiute le avventure, le