287 Ricognizioni territoriali nella Conca Velina Giovanna Alvino – Simone Amici – Ada Cama – Luca Coppa – Alessandro M. Jaia – Maria Rosa Lucidi – Giulia Ranelli – Andrea Simeoni – Eleonora Toti – Carlo Virili La storia della Conca Velina corre lungo i percorsi delle sue acque. Da sempre l’elemento “umido” ha svolto un ruolo centrale nel segnare l’identità del pa- esaggio, condizionando gli assetti territoriali, le scelte insediative, le articolazioni socio-economiche. Il primo grande momento archeologicamente re- gistrabile nella piana di Rieti è quello che interessa il periodo protostorico, messo in evidenza per la prima volta alla fine degli anni ’20 del secolo scorso da Gia- como Caprioli, grazie ai ritrovamenti ceramici della tarda età del Bronzo dell’insediamento di Ponte Cri- spolti a Rivodutri (Rieti) 1 . L’instancabile azione del Caprioli anticipò le attuali teorie sulle dinamiche del popolamento come, oltre cinquant’anni dopo, han- no dimostrato le ricerche di superficie promosse da Gian Luigi Carancini, che portarono a individuare oltre 30 insediamenti, escludendo tuttavia dalle sue ricerche sia i periodi più recenti, sia, in parte, le altu- re circostanti la piana 2 . A partire dal 2011 è stato av- viato un progetto di ricerche di superficie finalizzato alla redazione della carta archeologica del compren- sorio velino (Conca Reatina e bacino di Piediluco) 3 . Le ricognizioni hanno finora interessato parte della Piana Reatina, una porzione delle alture che ne defi- niscono il limite settentrionale e le aree prospicienti il lago di Piediluco (fig. 1). In questa sede si presentano alcuni elementi significativi, anche se preliminari, re- lativi alle fasi protostoriche. Nel quadro del popolamento già proposto dal team dell’Università di Perugia 4 si sono individuati nuovi insediamenti; si è potuta precisare la localizza- zione e l’estensione di insediamenti già noti; in alcuni casi si sono ampliati i termini cronologici caratteriz- zando alcuni siti come insediamenti di ancor più lun- ga durata. I rilievi orografici indagati, anche per la scarsa visibilità, non hanno restituito evidenze certe di abitati d’altura protostorici così come le aree più depresse della Piana. In base all’analisi dei manufatti rinvenuti (un campione nelle figg. 2-3), alla loro concentrazione e distribuzione, valutata anche in base a parametri relativi alla geopedologia, alla visibilità e all’uso del suolo, è possibile, se pur in misura preliminare, in- dividuare alcuni elementi peculiari del popolamento del territorio, in termini di scelte insediative e di tipo- logie insediamentali. Il paesaggio velino, probabilmente, era caratte- rizzato da una pluralità di specchi d’acqua in parte più profondi ed estesi di quelli attuali (Lago di Pie- diluco, Ventina, Ripasottile, Lungo, Fogliano) che ne costituiscono dei fossili idrografici, alternati a lame e stagni meno profondi e a pantani stagionali. In questo contesto ambientale di tipo fluvio-lacustre si struttura nel tempo il primo sistema insediativo orga- nizzato in abitati perilacustri. Gli insediamenti risul- tano essere di piccole dimensioni (1-4 ettari), vicini tra loro (1-2 km. in linea d’aria), con una secolare continuità di vita. Si tratta di comunità la cui eco- nomia era basata primariamente sullo sfruttamento agricolo, certamente praticato in ampie e pianeggian- ti fasce di terreni bonificati, resi fertili dai depositi alluvionali (in particolare le colture estensive di tipo cerealicolo). Attiva era anche la pratica dell’alleva- mento e della pesca (numerosi i rinvenimenti di pesi da rete da pesca discoidali forati) e marginalmente della caccia. Questo modello di occupazione del ter- ritorio è notevolmente diverso da quello emerso in Italia centrale, ad esempio in Etruria meridionale, in cui gli abitati appaiono prevalentemente disposti su alture naturalmente difese e spesso con discontinuità dai Comuni di Colli sul Velino, Labro, Rieti, Rivodutri e dalla Riserva Naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile. I dati relativi a tutte le evidenze archeologiche individuate confluiranno su un’u- nica piattaforma GIS multitematica. Nell’ambito del progetto rientra il focus sulla necropoli di Campo Reatino, unico scavo sistematico di età protostorica nell’area di Rieti (Jaia – Lucidi – Virili 2013). 4 Carancini et al. 2009. 1 Virili 2009. 2 Carancini et al. 1990. 3 Il progetto è stato promosso dalla Sapienza-Università di Roma, Dipartimento di Scienze dell’Antichità (A.M. Jaia) in col- laborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio (G. Alvino) e, nel periodo 2011-2012, con il Museo Civico di Rieti (M. De Simone); Field Director C. Virili, collaboratore della SBAL e del Museo Civico di Rieti. Il progetto è finanziato