Teorie & Modelli, n.s., VII, 2-3, 2002 (219-228) Una teoria (?) per i fatti e le relazioni Ugo Savardi & Ivana Bianchi * (Verona) Introduzione Questo contributo ed il successivo, “Sulla fenomenologia dell’identità e della contrarietà”, nascono con una doppia intenzione. La prima è argomentare attorno ad alcuni elementi, già presenti ad og- gi, in grado di supportare la convinzione che è possibile sostenere uno sfor- zo nella direzione della ricerca dei fondamenti della fenomenologia speri- mentale. La seconda è mostrare che, oltre alle argomentazioni già disponibili nel corpus storico della fenomenologia della percezione, esistono ancora ampi spazi di sviluppo sperimentale e teorico da perlustrare che non vanno necessariamente ad innescarsi nelle regioni delle “scienze cognitive”, come accade per molta della recente psicologia della percezione, pur di origine gestaltista. Per sviluppare la prima argomentazione non ci sono molte opzioni: 1. Mostrare che la teoria esiste e rispetta i criteri di identità di una teoria. 2. Mostrare che ci sono le condizioni per definirla. 3. Mostrare che non esiste più (perché è “esistita”) né una teoria né un corpo di pensieri, fatti o predicati che chiamiamo Fenomenologia Speri- mentale della Percezione, dal momento che di questa – allora aveva il nome di Gestalt – si è già parlato di eredità (Kanizsa & Caramelli, 1988). A favo- re di questa terza tesi ci sarebbe inoltre il dato che, all’indirizzo http:// www.phenomenologycenter.org/opo-2.htm, The Organization of Phenome- nological Organizations (OPO) elenca 66 enti che contengono il termine Fenomenologia e non sembra che qualcuno di questi abbia a che fare con la Fenomenologia sperimentale della percezione. In questo terzo caso la con- clusione forzata del nostro contributo sarebbe riconoscere che a coloro i quali volessero essere identificati come fenomenologi sperimentali non aspetta altro che un lavoro di esegesi critica, impostando – come i filosofi * Dipartimento di Psicologia e Antropologia culturale, Università di Verona.