Quaderni del Dipartimento di Linguistica - Università di Firenze 16 (2006): 113-134 CONSIDERAZIONI SULLA STORIA DELLA COMPARAZIONE LESSICALE EGITTO-SEMITICA E AFROASIATICA * Massimiliano FRANCI La comparazione lessicale egitto-semitica ed afroasiatica ha visto negli ultimi anni un rinnovato interesse da parte di diversi ambienti accademici. Si rende dove- roso, alla luce degli ultimi risultati, descrivere le fasi di sviluppo nel corso della storia di questo tipo di studi, fornendo alcune considerazioni particolari 1 . 1 a Fase: dal 1636 al 1844 “Lingua aegyptiaca ad nullam orientalium affinitatem habet”, scriveva A. Kircher nel suo Prodromus coptus sive Aegyptiacus del 1636, suggerendo inoltre che dalla “...Lingua aegyptiaca...”, riferendosi ovviamente al copto, derivasse la lingua greca, per l’utilizzo in copto di grafemi, strutture e lessemi greci. Ma se immediatamente si corresse l’affermazione sull’origine greca dell’egiziano, dure- vole fu l’idea della totale mancanza di parentela tra egiziano e lingue del vicino oriente, tanto che in un’opera interessante come la Dissertatio de lingua coptica di D. Wilkins, edita ad Amsterdam nel 1715, l’autore riconduceva le 136 etimologie copto-ebraico-arabe a prestiti, sostenendo la sola esistenza di rapporti dovuti a contatto. Siamo in piena fase pionieristica, dove spesso si tratta della comparazio- ne egitto-semitica solamente in maniera marginale, da cui si inizia ad uscire solo grazie ai successivi sviluppi degli studi linguistici, procedendo lentamente per ac- costamenti elementari, analogie lessicali. Gli studi erano basati principalmente sul copto, unica lingua conosciuta dell’Africa nord-orientale che mostrava una vici- * L’argomento di questo articolo è il contenuto ampliato di una nota presentata al “Seminario di Studi Etiopici ed Egitto-Semitici” coordinato dal prof. P. Marrassini, nello scorso anno accademico. Vorrei approfittare di questo spazio per ringraziare lo stesso professore per il sempre fondamentale sostegno, il prof. A. Bausi, A. Gori per i puntuali suggerimenti, e tutti gli amici del seminario: F. Bo- nacchi, T. Tesfay, G. Daddi, A. Agostini. 1 È bene ricordare in immediata apertura che la difficoltà principale in questo tipo di studi evidenziata con forza da studiosi come Cohen (cfr. Cohen 1969 2 : 51), è data alla distanza temporale tra la documentazione delle diverse lingue, che attraversano 6000 anni di storia (si veda Leslau 1962: 44). La differenza cronologica è troppo alta per determinare corrispondenze fonetiche con una relati- va certezza (cfr. Hodge 1975: 242), che può fuorviare portando ad interpretare dei prestiti come ipo- tetiche etimologie.