Intervista a Massimiliano Floridi sulla Mostra Quattro Elementi. Un progetto di paesaggio tra arte e Natura Roma, Villa Doria Pamphilj 5 mar. - 2 apr. 2006 Stefano Colonna ISSN 1127-4883 BTA - Bollettino Telematico dell'Arte, 19 Marzo 2006, n. 425 http://www.bta.it/txt/a0/04/bta00425.html Siamo qui a Villa Doria Pamphilj a vedere l'inaugurazione della Mostra Quattro elementi. Un progetto di paesaggio tra arte e natura e abbiamo l'onore di intervistare Massimiliano Floridi che è l'ideatore di questo progetto. Allora ecco la prima domanda: quando e come è nato il progetto e le opere relative. Il progetto è nato intorno al 2000. È stato molto lungo ottenere permessi perché poi le installazioni verranno messe definitivamente a Campo Catino e siccome ci sono i vincoli ambientali è stato molto duro risolvere tutti i problemi con il Ministero, il Comune, la Regione. Alla fine però siamo riusciti a presentare questo progetto che è permanente a Campo Catino: sono quattro percorsi per lo sci da fondo, per la bicicletta, che come termine hanno queste installazioni d'arte che ho portato a Roma, alla Villa, per farle conoscere. Ci siamo impegnati, con altri studiosi, per esempio Carla Benocci, e un altro carissimo amico, Don Lorenzo Cappelletti, a studiare un po' questo tema dei Quattro elementi lungo la storia e come si è sviluppata questa teoria attraverso i secoli, quale influenza ha avuto sull'arte, in sostanza. La Mostra quindi presenta delle opere che poi verranno trasferite: è una collocazione temporanea, questa. Sì, staranno qui un mese, anche due se otterrò una proroga dal Comune, per farle conoscere. Però la loro collocazione definitiva è a Campo Catino. D'altronde era giusto utilizzare una Villa come questa, all'aperto: le opere danno questo senso di vivere la natura, di "cacciare" gli elementi della Natura, quindi di "cacciare" il vento, le foglie. Però in una Villa monumentale di Roma era possibile fare una Mostra solamente temporanea. Ecco, ho visto che c'è questa definizione di "caccia-elemento", che è molto originale, mi sembra: non me la ricordo presente in altre opere d'arte, quindi è un "hapax", una tua invenzione, presumo. Mi piacerebbe capire chi è il cacciatore: l'artista o lo spettatore ? Le opere. Né l'artista, né lo spettatore, ma le opere, che sono delle macchine che "cacciano" gli elementi. L'idea è proprio quella di animare un oggetto d'arte, in modo che, oltre ad essere in relazione alla sensibilità individuale sia dello spettatore, sia di chi le ha create, abbia anche una vita propria. Quello che mi ha divertito, anche se ovviamente è un ideale irraggiungibile, è che abbiano una loro vita autonoma questi oggetti e che riescano a interagire con la Natura acchiappando il vento, le foglie, la neve. Per esempio il "caccia-neve" si muove: quando ci nevica sopra si sbilancia da un lato e poi quando la neve si scioglie si gira dall'altra parte. Quindi si muove insieme con la neve. Così il "caccia-vento" costringe il vento a passare attraverso una fessura. E il "caccia-foglie" ha una forma che "caccia" le foglie che, una volta cadute dentro non riescono più ad uscire. Quindi c'è questa idea del catturare degli elementi. Però chi li cattura in realtà non è il visitatore, ma proprio l'oggetto. Molto interessante. Quindi un mix tra Land - Art, come diceva la Sovrintendente l'altro giorno alla presentazione a Palazzo Doria, e anche opere cinetiche in un certo senso, cioè di OpArt ? Sì, è così, c'è un po' d'ironia anche nel titolo. Perché il progetto è più la promozione di un luogo che la promozione di un artista. Io mi sono messo in secondo piano rispetto al progetto, Fig. 1 Copertina del libro BTA - Bollettino Telematico dell'Arte / Testi / bta00425.html http://www.bta.it/txt/a0/04/bta00425.html 1 di 3 05/10/2013 11:29