41 Marcello Tanca Le implicazioni geograiche e ilosoiche del viaggio in due recenti pubblicazioni Non si può non guardare con vivo interesse alla re- cente pubblicazione di due lavori di Franco Riva, docen- te di Etica sociale, Filosoia del dialogo e Antropologia ilosoica all’Università Cat- tolica di Milano, su temi co- me l’esperienza urbana e il viaggio. Il primo, Leggere la città. Quattro saggi di Paul Ricœur (Roma, Castelvecchi 2013), propone alcuni agili quanto intensi contributi di Paul Ricœur, uno dei mas- simi pensatori francesi del XX secolo, mentre il secon- do, Filosoia del viaggio (Ro- ma, Castelvecchi 2013), è la nuova edizione, amplia- ta, di un lavoro uscito nel 2005, e incentrato sulla fe- nomenologia del viaggiare. Si tratta di due testi densi e rafinati dalla cui lettura an- che il geografo può trarre, come si vedrà, preziosi inse- gnamenti. Il tema di fondo che accomuna i due lavo- ri è costituito infatti dall’iti- neranza, cioè da quell’insie- me piuttosto eterogeneo di dislocazioni, spostamenti e nomadismi – al tempo stes- so materiali e intellettuali, spaziali e culturali – che connotano la contempora- neità nei termini di un viag- gio al quale prendono par- te, per i motivi più disparati, soggetti della più varia na- tura. Come mette in eviden- za Franco Riva nel saggio in- troduttivo ai testi ricoeuriani (L’angoscia dell’abitare. Ri- cœur, Lyotard e la città post- moderna) la città contem- poranea appare attraversa- ta da due processi antiteti- ci e antagonistici: da un la- to, l'accellerazione dei rit- mi della vita, i cambiamen- ti veloci e repentini, l’ecces- so di informazioni, fenome- ni già ampiamente descritti da Baudelaire e Simmel (i- no ad arrivare al più recente Bauman) nei termini di una inarrestabile smaterializza- zione della realtà; dall’altro, l’omologazione e la standar- dizzazione degli stili di vi- ta (conseguenti al conluire delle società e delle culture in un “corpo unico planeta- rio”) conferiscono all’espe- rienza urbana un andamen- to patologico il cui esito i- nale consiste nella sperso- nalizzazione delle relazioni interpersonali. La città ap- pare dunque come il cam- po di battaglia di queste due tendenze: essa è fondamen- talmente in pericolo, asseri- sce Ricœur (un monito che ricorda il Foucault di Il faut défendre la société), poiché non riesce più a dar voce al radicamento e all’eleva- zione, che sono poi le due esigenze fondamentali per cui essa storicamente na- sce. La risposta elabora- ta dal ilosofo francese alla crisi dell’abitare e alla ricer- ca di nuovi modelli di con- vivenza – ossia di un senso dell’abitare che restituisca agli uomini la iducia reci- proca colmando l’abisso tra i loro bisogni e la loro rea- lizzazione – passa attraver- so l’analogia tra architettura e narratività. Come precisa lo stesso Ricœur, in realtà più che di un’analogia, esi- ste tra l’atto di costruire e l’atto di narrare uno stretto parallelismo (p. 80), e que-