Clara Pellizzi Matricola 0000620955 Corso di laurea DAMS Tesina di Storia del Cinema Nordamericano 2013-2014 LA RAPPRESENTAZIONE DELLA CITTÀ NEL NOIR AMERICANO ANNI QUARANTA Introduzione e cenni storici Erede del gangster movie degli anni Trenta, il genere noir degli anni Quaranta è la diretta espressione di un sentimento di incertezza e di disagio esistenziali scaturito dalle difficili condizioni storiche e politiche che l’America doveva affrontare in quegli anni. Infatti, appena riusciti a riemergere dalla Depressione del decennio precedente, gli Stati Uniti si trovavano a dover fronteggiare la minaccia della Seconda Guerra Mondiale prima e le tensioni della Guerra Fredda poi, fattori che contribuirono a instaurare un clima frenetico di paranoia e fragilità in un contesto già destabilizzato: la Depressione aveva segnato una cesura con un passato e un’identità che l’America non avrebbe mai più potuto riconquistare. La crisi del soggetto è quindi uno dei temi più ribaditi e indagati nel cinema americano di questi anni, in particolar modo per quanto riguarda il rapporto tra individuo e società. Nel genere noir tale spunto diventa elemento costituente e imprescindibile, per cui l’eroe hard- boiled vaga per il mondo diegetico senza riuscire a trovare una collocazione sociale ma tanto meno individuale, o, se la trova, è una dimensione ambigua, non chiaramente definita, che presenta zone d’ombra dal momento che i valori sono ormai vuoti e la distinzione tra bene e male è sempre più labile. A questo stato psichico- patologico contribuiscono senza dubbio anche le conseguenze dell’avvento della modernità, incarnata dalla metropoli, luogo e allo stesso tempo non-luogo in cui il protagonista di turno si trova immerso senza possibilità di ribellione. La città degli anni Quaranta è infatti radicalmente diversa da quella rappresentata negli anni Trenta: se prima era un luogo fisico da conquistare, pezzo di territorio prestigioso per affermare la propria potenza criminale, durante i Quaranta essa acquista sempre più autonomia, rendendosi entità a sé stante capace di spaesare e dominare sull’individuo assoggettandolo ai suoi meccanismi o diventando espressione del suo inconscio tormentato, spazio mentale confuso e poco corrispondente alla realtà. Fondamentale nello sviluppo di questo aspetto è stato l’apporto della psicanalisi: spesso i personaggi nascondono complessi stati psichici legati al passato e alla incerta situazione del presente. Anche se non effettivamente visibile sullo schermo, o se ricostruita in studio ( come avviene nella prima metà degli anni Quaranta ), la città è sempre ben presente nei comportamenti dei personaggi della vicenda, assumendo molteplici volti e ruoli: dalla città-piovra, seducente ma fatale, alla città indifferente e insensibile, e ancora dalla città onirica e fantasmatica che conduce alla follia, alla città corruttrice e marcia fino al midollo. Particolare importanza rivestono in questo senso i suoi luoghi rappresentativi, scelti per le loro caratteristiche di transitorietà e ambiguità, che sono proprie della metropoli anni Quaranta stessa. Sono spazi indefiniti e di confine, in cui tutto cambia velocemente e nulla è stabile, sono luoghi anonimi e alienanti: porti, bar e locali notturni, bische d’azzardo, alberghi, strade, tribunali, carceri; tutti elementi che contribuiscono alla rappresentazione della frammentarietà della città, causa e specchio della frammentarietà dell’individuo. Un altro aspetto della città va messo in evidenza, perché fondamentale: quella del noir è una città prevalentemente notturna che si mostra di rado alla luce del sole, e quando lo fa, è per sottolineare la sua imponenza e il suo potere su chi la abita. La notte è la condizione necessaria affinché l’ambiguità della metropoli si esprima al massimo grado: essa rende ancora più indistinto ciò che è già indistinguibile di suo, suggerendo inoltre a livello visivo la potenziale minaccia nascosta nella città.