1 Presenze cristiane e musulmane nella Lucera del XIII secolo. Nuove ipotesi e spunti di ricerca Alessandro De Troia, Walter V.M. di Pierro, Michele Giardino, Alessandro I.D. Strinati “E’ mia opinione che gli oggetti antichi non siano altro che libri, le cui pagine di pietra e di marmo sono state scritte con il ferro e lo scalpello” J. Spon “Tutto ciò che si osserva deve essere documentato, anche se il suo significato non viene compreso al momento” A. Pitt-Rivers, “padre” dell’archeologia britannica “Vorremmo che il nostro compito fosse di indicare e descrivere più che spiegare” I. Calvino Lucera: storia topografica dalle origini alla fondazione della colonia saracena Lucera è una città della Capitanata sita su tre colli – Monte Albano, Belvedere e Monte Sacro -, che grazie ad un’invidiabile posizione strategica di vedetta sulla piana del Tavoliere, nonché di centro nevralgico per il controllo di un’importante arteria di penetrazione verso l’interno, fu denominata la “chiave delle Puglie”. I suoi colli furono abitati fin dal Neolitico Antico. In particolare, il colle Albano ha restituito reperti archeologici che attestano, pur con inevitabili lacune, una certa continuità di vita dell’insediamento fino alla prima età del Ferro. Famosa presso gli antichi quale sede di un celebre santuario dedicato ad Athena Ilìas, legato al mito dell’eroe omerico Diomede, salì agli onori della storia solo nel IV secolo a.C., durante la seconda guerra sannitica (326-304 a.C.). Conquistata dai Romani, divenne nel 314 a.C. la prima colonia iuris latini di Puglia, con lo stanziamento di ben 2500 coloni. Diede un contributo decisivo in tutte le guerre per l’affermazione del dominio latino nella regione: dalla guerra epirota (280-275 a.C.) a quella annibalica (218- 201 a. C.), fino alla guerra sociale (91-88 a.C.), durante la quale ebbe la piena cittadinanza romana, con la costituzione in municipium e l’iscrizione alla tribù Claudia. Lucera è ricordata dagli storici e letterati greci e latini più celebri, quali lo Ps. Aristotele (“luogo rinomato”) Polibio, Strabone (“Antica città dei Dauni”), Diodoro Sìculo (“città molto illustre”), Cicerone (“una delle più fiorenti città d’Italia”) Cesare, Tito Livio (“lucerini, buoni e fedeli alleati”), Orazio (“le belle lane della nobile Luceria”) , Plinio, Lucano (“la validissima gioventù lucerina”), ecc. Nota anche per le sue rinomate lane, la città fu sede di una zecca che coniava monete, nel III sec. a.C., con la scritta “LOVCERI”, forse dall’osco Luc (bosco) ed Eri (sacro), per la presenza di estese boscaglie ricoprenti le sue colline. E proprio ad uno di questi boschi si riferirebbe la nota epigrafe della Lex lucerina , trovata nel 1847 nei pressi del convento della Pietà, databile a poco dopo la deduzione coloniale, la cui dispersione fu giustamente deprecata dal celebre studioso Theodor Mommsen. La città divenne una fiorente e splendida colonia ai tempi di Ottaviano Augusto, sotto il cui principato vide rinnovato il suo impianto urbanistico, e si arricchì di splendidi monumenti edificati grazie alla munificenza dei notabili locali, che manifestavano così la loro adesione al princeps. Tra questi sono da ricordare