Agnese Vardanega AUTONOMIE A RISCHIO. TEMI E ATTORI DEL DIBATTITO ONLINE SUL DESTINO DELLA PROVINCIA DI TERAMO DRAFT In corso di pubblicazione in: “Dalla Repubblica delle autonomie ad un nuovo (ed indefinito) accentramento di poteri nello Stato” (titolo provvisorio), a cura di Carlo Di Marco e Lucia Sciannella, Editoriale Scientifica (in preparazione) 1. Introduzione In italiano così come in francese, il termine “provincia” non si limita ad indicare in modo neutrale “una circoscrizione territoriale amministrativa”, ma assume talora una valenza dispregiativa, indicando la marginalità culturale di territori e modi di vita periferici rispetto alla capitale o alle grandi città di un Paese. È stato sostenuto 1 che questa connotazione semantica è tipico del processo di formazione di quegli Stati nazionali che si sono affermati attraverso una organizzazione amministrativa fortemente centralizzata, tesa a ridurre, quando non a negare, le differenze culturali interne. Segno della presenza di uno stato centrale omogeneizzante, le province sono state in alcune fasi storiche emblemi del dominio del centro sulla periferia, ma hanno anche rappresentato ― in virtù tanto della loro autonomia quanto dell’organizzazione del territorio italiano intorno a insediamenti urbani medio-piccoli ― una istanza di rivendicazione delle specificità e delle tradizioni locali, di contro sia allo Stato nazionale sia a metropoli lontane geograficamente e culturalmente. Nonostante ciò, e benché l’Italia rappresentata nella letteratura e nel cinema sia più spesso quella della vita di provincia che quella delle metropoli, la sociologia ha trascurato questa categoria, territoriale e socio-culturale insieme, riservando scarsa attenzione al fitto interscambio fra centro e periferia che ha creato le forme urbane della modernità da una parte, e dall’altra ha costituito l’idea di “provincia” come forma periferica e satellitare di vita sociale. Di recente, però, l’abolizione o il riordino delle province è diventato un tema caldo del dibattito politico ― anche sull’onda del successo del libro La Casta 2 , e dunque in rapporto ad un forte sentimento popolare di rifiuto degli eccessivi costi della politica. Fra le argomentazioni di coloro che sostengono la necessità degli enti provinciali, non di rado emerge il tema identitario, l’idea cioè che i cittadini si riconoscano nei territori definiti dai confini amministrativi delle province, gli unici enti quindi in grado di rappresentarne interessi e specificità. Ed è appunto allo scopo di comprendere il peso di questo aspetto, che è stata condotta la presente analisi del dibattito pubblico locale sviluppatosi intorno al decreto legge sul riordino delle province (“Disposizioni urgenti in materia di Province e Città metropolitane”, pubblicato il 6 novembre 2012). Quando, il 10 dicembre 2012, divenne chiaro che il decreto non sarebbe stato convertito in legge, alcune testate locali titolarono “Teramo è salva!” 3 , dando voce a quelle parti della società teramana preoccupate per la perdita dello status di capoluogo della città, vissuta come vulnus all’identità di un territorio che vanta da sempre una sua autonomia storica e culturale 4 . Come si vedrà, però, nel dibattito online questo aspetto ha avuto un peso limitato rispetto ai temi più propriamente politici e istituzionali 5 . Del resto, il dibattito è stato caratterizzato da 1) B. Poche, ‘Les mésaventure de “la province” à travers l’histoire. Du pseudo-concept induit au méta- concept pervers’, Espaces et sociétés, 1995, 123–148. 2) S. Rizzo e G. A. Stella, La casta: così i politici italiani sono diventati intoccabili (Milano: Rizzoli, 2007). 3) Cfr. ad es., in un blog locale, M. Di Valentino, ‘La provincia di Teramo è salva – Stop sel Senato’, Il Pensiero, 11/12/2012 (blogilpensiero.wordpress.com). . 4) Cfr. qui l’intervento di F. Gallo (riferimento interno). 5) La presente analisi, essendo stata progettata alla fine della vicenda, non ha potuto includere i contenuti