Il Maestro di Montiglio dal Monferrato a Quart Santina Novelli Nel saggio sul Maestro di Montiglio – contenuto nel volume Arte di corte in Italia del Nord. Programmi, modelli, artisti (1330-1402 ca.), atti del convegno (Università di Losanna, 24-26 maggio 2012), a cura di Serena Romano e Denise Zaru, Roma, Viella, 2013, pp. 295-319 e relative tavole 1-13 – si è voluto ricomporre il catalogo delle opere di questo purtroppo anonimo pittore trecentesco: dalle commissioni localizzate nei territori soggetti all’autorità del marchese del Monferrato, o comunque posti nell’ambito della diocesi vercellese, a quella costituita dalla decorazione della magna aula nel castello di Quart (Aosta), dove il pittore, a riprova della grande notorietà che dovette aver raggiunto nella sua epoca, lavorò per uno dei più importanti signori valdostani, Henri di Quart, il quale nel 1363 aveva sposato in seconde nozze Pentesilea di Saluzzo. Stilisticamente si è voluto respingere l’assunto critico in base al quale il Maestro di Montiglio dovrebbe essere incluso nel novero di quei pittori influenzati o formatisi a seguito dell’attività milanese di Giotto per Azzone Visconti, e detti per questa ragione “lombardi toscaneggianti”. La sua conoscenza di tale temperie artistica, solitamente messa in relazione con l’annessione di alcune località monferrine ai domini viscontei, sarebbe nei fatti avvenuta in tempi nei quali il pittore doveva essere artista già formato, e la sua produzione pittorica, che a Montiglio si distingue per una forma di impaginazione figurativa decisamente anti-giottesca, non ne mostra traccia. Per contro si è ricordato come notizie delle novità figurative centro-italiane potessero essere note in Piemonte già a partire da date precoci, e senza passare per il tramite milanese, e si è a questo proposito anche evocata la figura del pittore fiorentino Giorgio dell’Aquila, attivo come pittore di corte, per i Savoia, dal 1314 al 1348. Si è quindi considerata l’appartenenza dell’artista a una tradizione pittorica piemontese in continuo contatto con la produzione artistica oltralpina, francese in particolare, si è sottolineata la sua conoscenza della produzione pittorica dei toscani attivi alla corte dei Papi, e, più in generale, la congenialità della sua pittura con gli ideali figurativi della produzione artistica avignonese. Elemento quest’ultimo che ne fa anche un’importante precedente per Giacomo Jaquerio, il pittore piemontese che sarà uno dei protagonisti indiscussi del cosiddetto Gotico Internazionale. Per quanto riguarda invece l’ambito di committenza entro il quale il pittore operò si è evidenziato il rango aristocratico che accomuna i signori di Montiglio, i Rivalba di Castelnuovo - per i quali dipinse una cappella in Santa Maria di Vezzolano -, l’importante personaggio vercellese per il quale, con dei