123 Louis Kahn e gli architetti della Scuola di Roma Considerazioni e memorie di Lucio Valerio Barbera 1 Il mio intervento è prevalentemente biografico. Ho interpretato il cortese invito a partecipare a questo volume, come rivolto a un testimone diretto dellʼinfluenza di Louis Kahn sui giovani architetti romani della mia gene- razione, attraverso la dimostrazione della sua influenza sulla mia stessa for- mazione di architetto. Sono qui, dunque, biograficamente coinvolto. Lʼunica parte del mio intervento che non si attenga strettamente a ripercorrere la mia personale esperienza di progettazione considerata sotto la luce della stella di Kahn, è quella, piuttosto ampia, che riguarda la ricostruzione del momento in cui egli si affermò tra i giovani della nostra facoltà come nuovo riferimento di linguaggio e di metodo progettuale; come rivoluzionario interprete del rapporto tra modernità e storia. Per essere più chiaro, faccio parte della classe dʼetà accademica di ar- chitetti romani alla quale appartengono anche gli amici del GRAU (Gruppo Romano Architetti Urbanisti) molti dei quali – tutti direi – sono stati miei compagni di corso alla Facoltà di architettura dellʼUniversità La Sapienza di Roma; io sono nato nel 1937 loro, in genere, tra il 1935 e il 1936. Nel- la facoltà di architettura di allora i corsi erano in realtà piccole classi; era agevole lo scambio di idee che oggi mi sembra mancare tra gli studenti. Parlo di quello scambio di impressioni e pensieri incompleti, ma vivi, che sempre nascono – o dovrebbero nascere – dalle scoperte linguistiche, stori- che, persino ideologiche che si fanno allʼinizio degli studi quando sʼapre con passione e molte attese il libro dellʼarchitettura. Dopo gli anni di studio, pur rimanendo amici, le nostre strade si divisero. A metà degli anni Sessanta essi costruirono le mura del fervido monastero della loro ricerca ventennale – il 1 Nota di Lucio Valerio Barbera: «ringrazio vivamente Elisabetta Barizza e Marco Fal- setti, che hanno raccolto le mie considerazioni e memorie in una intensa intervista, le hanno integrate con ciò che esposi nella conferenza Roma, lʼeredità di Kahn e me le hanno rese comprensibili».