1 Riccardo Venturini Lebenswelt e forme di vita. Contributi critici della sociologia cognitiva alla metodologia delle scienze sociali In questo lavoro, cercherò di evidenziare alcune connessioni tra il pensiero di Ludwig Wittgenstein e le elaborazioni critiche alla metodologia delle scienze sociali di Aaron V. Cicourel. I principali nessi tra i due autori riguardano il tema della comprensione dei ragionamenti quotidiani. Secondo Cicourel, comprendere significa attribuire un significato, partendo dall’i nterpretazione di una serie di elementi organici alla prassi sociale. L’autore parla di veicoli e di modalità contestuali, di costituzione intersoggettiva dei significati. Il mio intento è di esplicitare le similitudini tra le idee di linguaggio, forma di vita e gioco linguistico di Wittgenstein e le idee di pratiche procedurali e di validità ecologica di Cicourel. Cercherò di sviluppare le connessioni tra i due autori a partire dal tema sociologico più generale dell’interpretazione dei dati e dei criteri i mpiegati dal sociologo per garantirne il corretto impiego. Ritengo che la relazione tra empiria e teoria in sociologia possa essere proficuamente discussa sullo sfondo del paradosso scettico del seguire una regola, posto da Wittgenstein nelle Ricerche filosofiche. Dice il filosofo austriaco: Il nostro paradosso era questo: una regola non può determinare alcun modo di agire, poiché qualsiasi modo di agire può essere messo d’accordo con la regola. La risposta è stata: se può essere messo d’accordo con la re gola potrà anche essere messo in contraddizione con essa. Qui non esistono, pertanto, né concordanza né contraddizione 1 . Secondo Wittgenstein, chi segue la regola non dà interpretazioni, poiché interpretare significa sostituire una espressione con un’altra. Interpretare vuol dire cambiare un segno con un altro segno e produrre una rottura di quella “relazione interna” che costituisce il nesso di senso tra regola e sua applicazione. Interpretare, quindi, vuol dire non tenere nella giusta considerazione la prassi interna alla forma di vita tipica di un gioco linguistico. Tra gli effetti deleteri della separazione interpretativa, vi è il regresso infinito delle attribuzioni di senso: a un’interpretazione se ne può sempre aggiungere un’altra, adducendo ragioni che possono essere messe d’accordo con l’interpretazione precedente, dando luogo a una catena infinita. La soluzione del filosofo austriaco è che la comprensione corretta di una regola implica l’affidamento a una sorta di famigliarità immediata derivante d alla certezza del suo uso. Questa certezza, a sua volta, presuppone l’assenza di una scelta tra alternative possibili, si basa su un uso “primitivo”: la regola viene seguita in maniera “cieca”. Dice Wittgenstein: 217. “In che modo posso seguire una regola?” – se questa non è una domanda riguardante le cause, è una richiesta di giustificare il fatto che, seguendo la regola, agisco così. Quando ho esaurito le giustificazioni, arrivo allo strato di roccia, e la mia vanga si piega. Allora sono disposto a dire: “Ecco, agisco proprio così”. (Ricorda che, a volte, richiediamo definizioni, non per il loro contenuto, ma per la forma della definizione. La nostra è una richiesta architettonica; la definizione è come un finto cornicione che non sorregge nulla.). 218. Di dove proviene l’idea secondo cui l’inizio della successione sarebbe un tratto visibile di un binario che si prolunga, invisibilmente, all’infinito? Ebbene, in luogo della regola potremmo rappresentarci binari. E all’applicazione illimitata della regola corrispondono binari infinitamente lunghi. 219. “I passi sono già tutti compiuti” significa: non ho più alcuna scelta. Una volta marcata con un determinato significato, la regola traccia la linea della sua propria osservanza attraverso l’intiero spazio. -- Ma di che aiuto mi sarebbe una cosa del genere, se accadesse effettivamente? No; la mia descrizione aveva senso solo 1 L. Wittgenstein 1953, trad. it. Ricerche filosofiche, Einaudi, Torino, 1967, par. 201, p. 108.