Il Liceo e la Città. Cinquantenario 1945-95, a cura di P. Palmieri, Liceo Scientifico “A. Righi”, Cesena 1995, 271-289 Homolaicus, http://www.homolaicus.com/scienza/platone_einstein.htm Mario Alai LA BARBA DI PLATONE E I CONTI DI EINSTEIN Didattica estemporanea alla riscoperta degli universali “I sofisti ritenevano che non esistesse una verità oggettiva su quel che è bello o brutto, giusto o ingiusto, virtuoso o vizioso. Ben diversa è infatti la virtù dell’uomo e della donna, del fanciullo e del vecchio, dello schiavo e del cavallo. E sul giusto e l’ingiusto ogni popolo ha leggi e costumi differenti, talché sovente i greci considerano empio quel che è ritenuto santo presso i barbari e viceversa. Socrate sembra aver suggerito che se le varie forme di virtù potevano nondimeno venir chiamate con l’ unico nome di ‘virtù’ dove- va pur esserci qualcosa di comune a tutte, qualcosa che facesse di tutte loro degli esempi di virtù. Il relativismo sofistico, foriero di disimpegno e corru- zione morale, si poteva perciò superare considerando non le singole virtù, ma la Virtù stessa, non gli esempi particolari, ma l’intima essenza della virtù; lo stesso poteva dirsi della bellezza, della giustizia, ecc.” Così, sintetizzando per la mia terza liceo le precedenti lezioni di filo- sofia, chiarisco l’affermazione di Aristotele secondo cui Socrate sarebbe sta- to il primo ad introdurre gli “universali”. Contemporaneamente mi accingo ad introdurre la “teoria delle idee” di Platone. Per i miei studenti si tratterà del primo contatto con i grandi sistemi filosofici, una specie d’iniziazione con cui li sottrarrò per sempre alla primitiva innocenza del senso comune, schiu- dendo loro in compenso una nuova dimensione di realtà, accessibile solo al- l’occhio del filosofo. E’ un risultato non da poco, ottenibile solo mediante un magistrale esercizio d'abilità, la cui esecuzione è sempre fonte per l’insegnan- te di nuovo legittimo orgoglio (oltre ad assicurare, in prospettiva, il pane per sé e per i suoi colleghi futuri). “Che cosa è mai un universale? - chiedo - Qual è la sua natura, e dove si trova? Noi possiamo vedere e indicare questo o quel gesto virtuoso, pos- siamo toccar con mano questa o quella cosa bella. Ma la Virtù stessa, la Bel- lezza, o la loro essenza, dove sono e che aspetto hanno? Allo stesso modo, possiamo tracciare col gesso o ritagliare nella carta svariati triangoli partico- lari, e per strada incontriamo e stringiamo la mano a degli uomini particolari; ma dell’universale Triangolo o dell’universale Uomo, della Triangolarità e dell’Umanità, che dire? E’ certo che non si tratti di oggetti materiali, perché nessun triangolo materiale, per quanto attentamente tracciato, avrà lati per- fettamente rettilinei e senza spessore, mentre questo è proprio ciò che inten- diamo pensando al Triangolo o alla Triangolarità; ogni uomo fisico sarà bion- do o moro, alto o basso, mentre l’Umanità in quanto tale non si caratterizza secondo alcuna di queste alternative; infine, la pura essenza della virtù non si trova in questo mondo, in cui la perfezione non esiste e le azioni degli uomini son sempre animate da un miscuglio di impulsi nobili e meno nobili. Ma se