«Che cosa è architetto». La polemica con gli ingegneri napoletani e l'edizione del Libro secondo Fulvio Lenzo Negli ultimi anni del Cinquecento, dopo il periodo di stasi seguito ai lavori pro- 265 mossi dal viceré Toledo, Napoli offriva un panorama architettonico animato da grande fermento e capace di attirare numerosi architetti provenienti da altre parti d'Italia. Già prima di Domenico Fontana si erano trasferiti nella capitale del vice- regno Vincenzo Casale, Giovanni Colonna da Tivoli, Giovanni Antonio Dosio, Gio- van Battista Cavagna e Dionisio di Bartolomeo Nencioni. Dopo di loro sarebbe giunto Bartolomeo Picchiatti, collaboratore di Fontana nei progetti del porto e del palazzo Reale, e avrebbero fatto ritorno anche Francesco Grimaldi e Fra Giuseppe Nuvolo. Le occasioni di lavoro non mancavano: si avviava la costruzione di gran- diosi edifici sacri quali le chiese teatine di San Paolo Maggiore e di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone, quella oratoriana dei Girolomini, quelle gesuitiche del Gesù Vecchio e del Gesù Nuovo, quella domenicana di Santa Maria della Sanità e si sarebbero presto aperti gli imponenti cantieri pubblici del Monte di Pietà, del palazzo Reale e dei Regi Studi. Al contempo, però, non si arrestava quel lento, ine- sorabile processo di trasformazione continua destinato a divenire elemento peculia- re dell' edilizia napoletana per tutto il Sei e Settecento, con accorpamenti di edifici contigui, frazionamenti, ammodernamenti e ricostruzioni parziali o totali, dove le sovrapposizioni delle identità dei singoli architetti sono tali, anche in una medesima fabbrica, che talvolta è impossibile, e spesso fuorviante, ricercarne 1'autore. 1 Gli architetti forestieri e napoletani si abituavano a lavorare fianco a fianco, inter- venendo anche contemporaneamente in uno stesso cantiere. Talvolta i committen- ti si rivolgevano a professionisti diversi per ottenere soluzioni a problemi specifici, come nel caso della cappella dei "corpi santi" dell'Annunziata, dove Giovan Batti- sta Cavagna era pagato per «architettura et disegni», mentre Giovanni Antonio Dosio forniva il progetto dei reliquiari. 2 Oppure nel primo cantiere di San Paolo Maggiore, riconducibile a un progetto autarchico redatto in seno all' ordine, per il quale tuttavia i teatini avevano richiesto a un esperto dell'antico, Giovanni Colon- na da Tivoli, il disegno di dettaglio di alcuni capitelli .) Qualcosa di simile avveniva forse nella costruzione dei Girolomini, dove i documenti d'archivio indicano in