LA CULTURA DEL MEDITERRANEO DOPO IL TRATTATO DI BARCELLONA Primo colloquio del Mediterraneo. Cooperazione multilaterale tra i Paesi del bacino del Mediterraneo 18 – 19 ottobre 2013 Palazzo Steri “sala della Capriate” Palermo Giuseppe NOTARESTEFANO Università di Palermo 1 ARMONIZZAZIONE FRA ECONOMIA E MODELLI DI SVILUPPO Giuseppe NOTARSTEFANO Università degli studi di Palermo 1. Un’idea di sviluppo Le teorie dello sviluppo, all’indomani della crisi economica, sembrano tutte invocare un recupero di un nuovo umanesimo. Lo sviluppo è autenticamente umano se riguarda la totalità della persona in ogni sua dimensione, lo sviluppo sociale è pertanto fondato sulla possibilità di realizzare le condizioni che promuovano lo sviluppo in pienezza (e in profondità) delle persone. La centralità è la “fioritura” della vita e la “qualità della vita” di cui parlano grandi pensatori laici come Amartya Sen e Martha Nussbaum e che nella Dottrina Sociale della Chiesa è identificata con lo Sviluppo Umano Iintegrale (vale a dire lo sviluppo di tutto l’uomo e lo sviluppo di tutti gli uomini). La dimensione economica è pertanto in essa inclusa, ma non può essere né prevalente (o prevaricante o dominante) ma nemmeno sottovalutata o minimizzata. L’idea della crescita suggerisce una dinamica ed evoluzione delle strutture economiche, che può essere intesa anche come compimento: un’economia che cresce è un’economia che non esiste per se stessa ma come supporto alla vita quotidiana di tutti nella “casa” (una oikos-nomia appunto). La crisi attuale rivela l’urgenza di un approccio globale e multidisciplinare tanto all’analisi dei fattori (determinanti) dello sviluppo quanto alla ri-progettazione delle politiche pubbliche per lo sviluppo. Non possiamo non citare in tal senso l’idea di sviluppo introdotta nel dibattito scientifico da uno studioso a tutto tondo, un economista eterodosso, come Albert O. Hirshmann, il quale sosteneva come lo sviluppo suppone la capacità di attivazione delle risorse di un territorio/sistema a partire da quelle “nascoste, malutilizzate e disperse”. Seguendo idealmente la traiettoria hirshmaniana, l’agente di sviluppo deve essere colui che è capace di mobilitare, suscitare e valorizzare, ma soprattutto riconoscere le risorse. Tale prospettiva di analisi e ricerca, che ha avuto nei fautori della “crescita endogena” i sostenitori e teorici, riconosce nel territorio una fonte di dotazioni e “capitali” che necessitano di essere organizzate secondo una pluralità possibile di combinazioni