P AOLO NOTO “Solo un militare italiano”: realismo e modelli di genere nel combat film italiano degli anni Cinquanta Nonostante il tema bellico abbia attraversato senza soluzione di continuità la produzione cinematografica italiana, il racconto di fatti di guerra si è organizzato solo occasionalmente e per brevi periodi in una produzione di genere dai contorni chiaramente definiti in termini industriali e narrativi. La prima metà degli anni Cinquanta è una delle poche fasi in cui ciò è avvenuto: in questo articolo affronteremo una serie di pellicole realizzate in quel periodo, dedicate a episodi celebri della Seconda Guerra Mondiale e girate seguendo il modello del combat film hollywoodiano. Gli storici che si sono interessati a questo filone ne hanno sottolineato soprattutto i caratteri esteticamente e ideologicamente deteriori: gli elementi di continuità con il cinema di guerra del Fascismo (Argentieri 1989-1990), la lontananza dalla tensione etica del quasi contemporaneo neorealismo, la pochezza degli esiti artistici (Brunetta 1993; Renzi 1954), la ripetitività delle soluzioni narrative e spettacolari (Pesce 2008). Tali giudizi, come vedremo, sono, nel complesso, tutt’altro che gratuiti, e proprio per questo meritano di essere approfonditi. Tuttavia il combat film italiano degli anni Cinquanta presenta anche precisi motivi di interesse per chi si occupa di cinema di genere. Si tratta innanzitutto di un filone che all’epoca godette di un certo successo di pubblico, tanto da dare vita a brevi ma significativi cicli di produzione, che videro all’opera quadri tecnici e artistici specializzati. Proprio per il rilievo che dà ad avvenimenti e questioni sensibili dal punto di vista storico, inoltre, il combat italiano è stato oggetto di interesse e di intervento da parte delle istituzioni politiche e militari, le quali hanno fornito spesso il loro supporto organizzativo e promozionale a questi film. Infine, pur mettendo in scena eventi e personaggi pienamente inseriti nella recente storia nazionale, esso rappresenta un esempio di adattamento “fedele” di un genere alloctono nel cinema italiano, operazione tradizionalmente ritenuta di difficile realizzazione nel nostro Paese. Per questi motivi, nelle pagine che seguono proveremo a indagare una decina di titoli realizzati tra il 1952 e il 1957, caratterizzati dall’uso di modelli narrativi e spettacolari tipici del combat hollywoodiano e dal riferimento al vicino conflitto mondiale. Si tratta di pellicole come Uomini ombra (Francesco De Robertis, 1952), Carica eroica (Francesco De Robertis, 1952), La grande speranza (Duilio Coletti, 1954), Divisione Folgore (Duilio Coletti, 1954), Siluri umani (Antonio Leonviola, 1954), El Alamein – Deserto di gloria (Guido Malatesta, 1957), Mizar – Sabotaggio in mare (Francesco De Robertis, 1954) e I sette dell’Orsa Maggiore (Duilio Coletti, 1953). È una selezione parziale rispetto a un possibile corpus di riferimento più ampio sebbene non sterminato: l’obiettivo non è quello di censire il genere in quanto tale (Casadio, 1997-1998), né quello di indagare le relazioni tra cinema di guerra e costruzione della memoria (Pesce 2008). Annali Online di Ferrara - Lettere AOFL IX 1 (2014) 45/58