In omaggio a Herman Brijder, che gran parte della sua vita ha dedicato allo studio delle coppe desti- nate al consumo del vino nei symposia ateniesi della prima metà del VI sec. a.C., mi sembra appropri- ato presentare un dinos del Pittore di Londra B 76, che probabilmente fu l’elemento centrale di un servizio da simposio della stessa epoca. Nel 1858, durante una delle sue escursioni in Etruria, Heinrich Brunn ebbe modo di visitare la collezione di Luigi Lunghini, a Sarteano (Siena), dandone notizia l’anno seguente, nel Bullettino dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica per l’anno 1859, come di una delle più importanti rac- colte di antichità del territorio di Chiusi. 1 Tra il materiale segnalato, il Brunn ricorda che ‘un gran vaso della forma detta holmos fu trovato vicino al luogo, dal quale proviene il celebre vaso François, e si accosta a questo alquanto nello stile de’ dis- egni, che raffigurano diversi animali e scene di combattenti’. 2 Come preannunciato nella stessa cronaca, la collezione sarebbe stata venduta di lì a poco; già prima della fine del 1858, infatti, fu acquistata dal Barone francese Pierre Amédée Foucques de Vagnonville (Douai 1806-Firenze 1876), che nel 1861 la trasferì nel suo nuovo palazzo fiorentino, sul Lungarno delle Cascine; alla morte del Barone, la nutrita raccolta archeo- logica passò per legato testamentario alla città di Firenze e fu quindi trasferita in Palazzo Vecchio, dove Gian Francesco Gamurrini poté allestire il Museo Vagnonville’ in una sala dello splendido Quartiere di Leone X, sotto gli affreschi eseguiti dal Vasari fra il 1556 e il 1562. Infine, nel 1881, il trasferimento del Regio Museo Archeologico di Firenze nell’attuale sede del Palazzo della Crocetta offrì una più idonea collocazione espositiva; fu così che, nel 1882, il Comune di Firenze depositò la raccolta Vagnonville nel nuovo Museo, dove fu parzialmente esposta nella sala VII. 3 Tra i vasi greci di cui la collezione si fregiava, l’allora Direttore del Museo, Luigi Adriano Milani, segnalava ‘un holmos 4 di tipo e stile ionico su cui è forse rappresentata una processione nuziale epi- talamica (cfr. Vaso François)’, ma allo stesso tempo lamentava che il vaso fosse tra quelli ‘disgrazia- 63 Un nuovo dinos da Chiusi con le nozze di Peleus e Thetis Mario Iozzo Abstract An Attic black-figure fragment recently found in the vicinity of Fonte Rotella in Chiusi, has led to the ‘redis- covery’ of a dinos preserved in fragments in the storerooms of the Archaeological Museum of Florence. The existence of this dinos was noted in the 19 th century, first as a part of the Lunghini Collection of Sarteano, then in the Vagnonville Collection in Florence. This vase was painted about 560 BC by the Painter of London B 76, an artist clearly inspired by the works of Kleitias. The dinos of Chiusi - the measurements of which are close to those of the François Vase - depicts the wedding of Peleus and Thetis. This is particularly meaningful, inas- much as the celebrated krater of Ergotimos came to light in the very same area of Chiusi. This dinos, therefore, is a second symposion-vase of large proportions, representing the same theme and dated to the same decades, found in the same area.* Fig. 1. Dinos ricomposto, con parte dell’hypokrate- rion. Chiusi, Museo Archeologico Nazionale 67371 + frr. ex Vagnonville. Foto Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana.