the italianist 28 · 2008 · 281-303 Sulla storia dei verbi copulari dei dialetti dell’alto Meridione: il caso del napoletano Adam Ledgeway 1 Introduzione Al contrario dei dialetti del Centro‑Nord e del basso Meridione, i dialetti dell’alto Meridione sono caratterizzati da un ricco sistema di opposizioni copulari, ossia avere / tenere ‘avere’ da un lato e èssere / stare ‘essere’ dall’altro. 1 A parte qualche cenno supericiale nella manualistica tradizionale, 2 la ricchezza delle opposizioni semantico‑grammaticali veicolate da tali copule nei dialetti meridionali è passata inora praticamente inosservata nella letteratura specialistica in merito, 3 dove, tutt’al più ci si limita, alla luce degli evidenti paralleli con le varietà iberoromanze, 4 ad intravedere in tali forme un inlusso di impronta iberica originato prima durante l’età aragonese (1442‑1503) e poi nel lungo periodo di dominazione spagnola (1503‑1713). Ne consegue che la storia e la distribuzione semantico‑funzionale di questo complesso sistema copulare meridionale aspettano tuttora un trattamento approfondito, lacuna che si tenterà di colmare nel presente studio. In particolare, in questa sede si intraprenderà un primo tentativo in tale direzione nel tracciare la genesi, il valore e la distribuzione delle copule meridionali in un singolo dialetto, nella fattispecie il napoletano, varietà meridionale caratterizzata da una lunga e ricca tradizione letteraria che permette di osservare l’emergenza e lo sviluppo successivo del sistema copulare in un dialetto rappresentativo dell’alto Meridione. Pur non volendo escludere l’eventuale inlusso iberico in questo campo, i dati napoletani metteranno in evidenza non pochi indizi di un’espansione degli impieghi di tenere e di stare ai danni di avere ed èssere, rispettivamente, a partire dal Trecento ben prima del periodo della dominazione iberica nell’Italia meridionale. Di conseguenza, pare più plausibile, come vedremo, considerare la copularizzazione di tenere e di stare uno sviluppo originato all’interno dei dialetti meridionali, il quale venne in età successiva rafforzato, nonché accelerato, dal lungo contatto con le varietà iberoromanze (Seifert, Tenere, p. 53).