consecutio temporum n.7, novembre 2014, issn 2239-1061 Verità e politica in Althusser: genesi di una problema- tica (1947-1956) Fabio Raimondi Pochi si accorgono dei vuoti, ovverosia delle cose (P. Volponi, Corporale, 1974) Il rapporto tra verità e politica è una costante della filosofia di Althusser. In questo saggio mi concentrerò, senza pretese di esaustività, sul periodo, poco studiato ma non per questo poco importante, che va dalla tesi di laurea su Hegel (1947), discussa dopo due anni dal ritorno dalla prigionia nei campi di concentramento tedeschi (cfr. Journal de captivité) e un anno prima di iscriversi al Partito comunista francese (cfr. Moulier- Boutang), fino al 1956: l’anno del XX Congresso del Pcus. Un intervallo decisivo per ca- pire Althusser che, nel laboratorio di quegli anni, traccia i confini del proprio campo problematico ed elabora alcune categorie della propria filosofia. 1. Asse portante della problematica entro cui Althusser misura il rapporto tra verità e politica è l’ipotesi che si possa costruire una scienza della storia e che, per farlo, sia ne- cessario «pensare un trascendentale “dopo Hegel”» (cfr. Rametta, 111-113) 1 . Secondo Althusser, Kant e Hegel non sono riusciti, per motivi diversi, a liberarsi del «trascendentalismo», facendo sfociare le loro filosofie nel campo dell’ideologia 2 . I due esi- ti, però, sono molto diversi tra loro. Mentre «il criticismo di Kant si era costituito come fi- losofia trascendentale partendo da un insanabile dualismo tra soggetto e oggetto, spirito e storia, lo “scadimento” (déchéance) della filosofia hegeliana a ideologia riapre necessaria- mente il problema del dualismo, della separazione tra pensiero ed essere, concetto e veri- tà: riapre insomma il problema del trascendentale» (ivi, 111). All’interno, però, di un nuo- vo campo di pensabilità, perché il concetto che aveva interiorizzato la storia, in particolare quello dello Stato (cfr. Althusser 1947a, 208-214), è stato travolto proprio dalla storia che aveva incorporato. Per «pensare un trascendentale “dopo Hegel”», allora, il pensiero deve «assumere la storia come nuova dimensione del trascendentale, di un trascendentale che non potrà più essere monopolio della filosofia», benché erediti da Hegel «i frammenti che risultano dalla decomposizione del suo sistema, […] la scienza da un lato e la politica dall’altro» (Rametta, 111-112). Marx compare, a questo punto, come il nome del nuovo trascendentale, che Althusser abbozza nelle pagine finali della sua tesi. La lettura althusseriana di Hegel, giusta o sba- 1 Questo saggio, chiaro e puntuale, mostra anche la rilevanza del rapporto pieno/vuoto per capire la filosofia di Althusser sin dai suoi inizi. 2 Kant perché «il Sollen è saturazione immaginaria di una realtà che manca»; Hegel, perché, pur cercando il «pensiero di un contenuto che non fosse escogitato dal soggetto, ma scaturisse tem- poralmente dal divenire effettivo della storia», non è riuscito a superare «la conservazione di un con- tenuto che, nella negazione, si mantiene tale e quale» (cfr. Rametta, 96-102). Se «il merito di Kant è aver dato all’ideologia la coscienza di sé come ideologia, quello di Hegel [è] aver liberato il significato dell’ideologia e averle assegnato la sua verità, cioè averla distrutta compiendola» (Althusser 1947a, 229 n. 56). Cito riportando il numero di pagina dell’originale e poi quello della traduzione italiana, se disponibile. 1