Registrazione presso il Tribunale di Roma n. 330/2010 del 5 agosto 2010 ISSN 2039-0076 http://151.12.58.75/archeologia/ Via di San Michele 22 – 00153 Roma Margherita Corrado, Raffaele Elio Malena Esperienze di scultura attica post-fidiaca in Magna Grecia: esame tecnico di una presunta stele funeraria polimaterica da Kroton Il Museo Nazionale Archeologico di Crotone espone da tempo una lastra rettangolare in marmo nassio 1 che fu portata fortuitamente alla luce da privati nei primi anni Ottanta del secolo scorso, e poco dopo ceduta allo Stato 2 , all’interno di un cantiere edile aperto nel quartiere centrale di Kroton, non lontano da un’area sepolcrale extra moenia prossima al greto del fiume Esaro (fig. 1) 3 . Elena Lattanzi ne ha curata l’edizione, tratteggiando con la consueta maestria l’ambito cronologico e la temperie culturale in cui s’inquadra il reperto, interpretato come parte di una stele funeraria - il terzo superiore è perduto - e ipoteticamente ricondotto, in un primo momento, alla citata necropoli 4 . La studiosa lo assegna ad una bottega krotoniate attiva sullo scorcio del V secolo, profondamente influenzata dalla coeva maniera attica, imputando certe anomalie esecutive a provincialismo e imperfetta comprensione dei modelli. Fa anche rilevare, però, l’eccezionalità del ricorso a tassellature in marmo evidentemente diverso dal nassio, tutte perdute, per le estremità scoperte degli arti in primo piano delle due figure ritratte, conservate dal petto in giù (fig. 2), credute un uomo e una donna in atto di discorrere o di accomiatarsi 5 . Questa scelta, che richiama alla mente l’associazione di poros e marmo bianco nelle metope del tempio E di Selinunte, riservata ai soli personaggi muliebri, non ha riscontri puntuali ed è tanto più sorprendente se si pensa che il marmo, disponibile in Magna Grecia solo per importazione, è una presenza del tutto inconsueta nell’ambiente krotoniate. Qui, infatti, la terracotta era spesso preferita alla tenera pietra locale persino nei casi in cui quella sarebbe stata adatta allo scopo 6 , mentre il marmo è di norma riservato alle più importanti divinità del pantheon civico 7 . 1 Le dimensioni del monolito, spezzato in due tronconi per frattura recente, sono pari a circa m 1,20 x 0,89 x 0,11-0,12. 2 Circa le modalità del rinvenimento e dell’acquisizione cfr. LATTANZI 2005: 23; per ulteriori precisazioni topografiche cfr. infra. 3 La pianta proposta alla fig. 1, elaborata da Alfredo Ruga, che si ringrazia, è tratta da RUGA 2008. Le fotografie a colori della lastra sono state eseguite da M. Corrado, in funzione del poster presentato al XVII Congresso dell’AIAC (Roma 22-26/09/2008) da cui ha origine il presente contributo, su concessione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali n. 13 del 03/03/2008 – Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria. 4 LATTANZI 1993, 13. 5 LATTANZI 2005. 6 Cfr. AVERSA 1996, 259-260; IDEM 2005, 69. 7 In città, oltre all’acrolito dal cantiere Messinetti menzionato infra alla nota n. 30. Nicola Sculco ricorda il recupero, nel Fondo Gesù, di due teste di statue marmoree a grandezza naturale e di un “bellissimo marmo con greca iscrizione” (SCULCO 1905, 34-35). Pasquale Attianese, che si ringrazia, segnala invece il rinvenimento fortuito di un perihrranterion arcaico in marmo bianco, circa quarant’anni fa, non lontano da un’area sacra a carattere monumentale la cui esistenza è stata verificata in più occasioni, in via Vittorio Veneto, nelle trincee aperte per i sottoservizi urbani. In merito poi alle sculture frontonali ed al tetto, entrambi marmorei, dell’Heraion di Capo Colonna, si vedano da ultimo AVERSA 2006, BELLI PASQUA 2006a, EADEM 2006b; da Quote Cimino, subito all’esterno dell’Heraion, proviene invece la piccola testa di Apollo di età post-classica rinvenuta dal Gruppo Archeologico Krotoniate ed oggi esposta nel Museo