Genesis, XIII / 2, 2014 Juri Meda «NON GIOCATE COL FUOCO!» L’infanzia italiana, la rideinizione dell’identità di genere maschile e la campagna per il disarmo del giocattolo (1946-1956) 1. Introduzione Questo contributo intende analizzare da una prospettiva eccentrica in che modo negli anni immediatamente successivi alla ine della Se- conda guerra mondiale si cercò di costruire una nuova identità di gene- re maschile, nel tentativo di annullare gli effetti della militarizzazione dell’immaginario infantile (in particolar modo maschile) compiuta dal fascismo e deinitivamente imposta dall’irruzione della “guerra totale” nel fronte interno. L’angolo prospettico dal quale cercheremo di analizza- re questo fenomeno è quello della campagna per il “disarmo del giocatto- lo”, promossa in quegli stessi anni – come già era accaduto anche per la stampa periodica a fumetti e per il cinema – da organizzazioni paciiste e da associazioni femminili di diverso orientamento politico, le quali si impegnarono a boicottare le armi-giocattolo e più in generale i cosiddetti “giocattoli di guerra”, ritenuti diseducativi e fomentatori di aggressività. Nel nostro paese il giocattolo è stato considerato solo sporadi- camente oggetto d’indagine storica; più sistematicamente, di contro, è stato invece preso in considerazione nell’ambito della ricerca etno- antropologica. La storia del giocattolo ha così inito per essere una «storia di nicchia», fatta prevalentemente da antiquari e collezionisti, interessati a studiarne più l’evoluzione estetica, materiale e tecnica nel corso del tempo, così come i suoi creatori e i suoi produttori, che non a inquadrare il giocattolo all’interno del contesto sociale ed eco- nomico che lo ha visto trasformarsi nel corso del XX secolo da pro- dotto artigianale riservato ai rampolli delle classi sociali più agiate in prodotto industriale a distribuzione di massa (esteticamente attraente e tecnicamente evoluto) e vero e proprio oggetto di consumo. In tal senso, la storia del giocattolo (considerato non tanto in sé, quanto come concrezione materiale di pratiche sociali e culturali) diviene dunque