RASSEGNA ITALIANA DI SOCIOLOGIA / a. XLIV, n. 3, luglio-settembre 2003 SAGGI E RICERCHE Fraintendimenti interculturali di FABIO QUASSOLI 1. Il problema La ricerca sulla comunicazione interculturale, nata come esten- sione dello studio dei fenomeni comunicativi ai processi di comunicazione che coinvolgono individui provenienti da ambiti linguistico/culturali differenti, si caratterizza per una spiccata vocazione interdisciplinare, per una pluralità di approcci (teorici e metodologici), per una variegata collezione di oggetti di indagine (Gudykunst 1983; Gudykunst e Kim 1988), oltre che per una varietà di programmi di ricerca, riconducibili a due, ben distinte, prospettive. Una prima prospettiva – influenzata dai lavori di Chomsky (1965), Habermas (1981) e Parsons (1977) e Turner (1988) – privilegia l’analisi degli elementi invarianti dei processi comunicativi, sulla base delle ipotesi per cui il confronto tra forme e contesti di comunicazione culturalmente differenti dovrebbe consentire di controllare la variabilità culturale, enfatizzando le uniformità trans- culturali (Gudykunst 1983). Il taglio prevalente è cross-culturale e prevede lo studio comparativo dei sistemi culturali, rispetto a variabili quali: valori (Wiemann 1977), motivazioni e abilità sociali (Spitzberg 1983), aspettative, reti di relazioni e tipologie di contesti di interazione (Gudykunst 1993), grado di sviluppo morale e stili di conflitto (Ting-Toomey 1993), identità etnolinguistiche (Gu- dykunst e Kim 1988), forme assunte dalla complessità del codice comunicativo (Conklin 1959; Frake 1962; Hall 1976; Ehrenhaus 1983), ecc. La comunicazione viene studiata in astratto: chi «entra in contatto» e «comunica» non sono degli individui in carne ed ossa, situati all’interno di un contesto sociale, ma variabili, a diversi livelli di generalità, messe a punto dal ricercatore per l’analisi culturale.