FATA MORGANA 141 L’ideologia del disincanto e della violazione. La rinegoziazione di una geometria spettacolare Giorgio Avezzù Prendiamo qui in considerazione alcuni casi che ci sembrano particolar- mente problematici, e perciò interessanti, di diegetizzazione del dispositivo nel cinema contemporaneo. L’espressione, la cui paternità Christian Metz attribuiva a Marc Vernet, descrive, com’è noto, la riproduzione «di alcuni elementi o alcuni caratteri che appartengono al cinema o al suo apparato tecnico» all’interno della storia raccontata nei singoli film 1 . Per dispositivo noi però non intendiamo soltanto l’apparato tecnologico di base, ma anche e soprattutto la configurazione spaziale di soggetti e oggetti del discorso cinematografico, una rete di relazioni, un fascio di linee di forza e di enun- ciazione 2 . Il riferimento deleuziano alle «linee di enunciazione» ci autorizza a indagare quest’aspetto discorsivo del concetto di dispositivo, sebbene Foucault, quando lo definisce, lo distingua da quello di ‘episteme’ perché quest’ultimo sarebbe unicamente discorsivo (ma intende semplicemente ‘costituito da enunciati’) mentre il primo sarebbe anche non-discorsivo, comprendendo pure ad esempio «sistemazioni architettoniche» 3 . Ci sem- bra però che proprio come l’architettura e la geografia offrono un ampio vocabolario metaforico per definire le coordinate della comunicazione e le posizioni dei suoi attori, il dispositivo sia da intendere innanzitutto come la stilizzazione di una geometria discorsiva. E all’aspetto discorsivo sono certamente legati tutti gli altri: l’economia delle relazioni di potere, le linee di forza e di soggettivazione, eccetera. 1 C. Metz, L’enunciazione impersonale, o il luogo del film, tr. it., Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli 1985, p. 83. 2 Cfr. G. Deleuze, Che cos’è un dispositivo?, in Id., Due regimi di folli e altri scritti. Testi e interviste 1975-1995, tr. it., Einaudi, Torino 2010, pp. 279-287. 3 Cfr. M. Foucault et al., Il giuoco di Michel Foucault, in “Ornicar?”, n. 1 (1978), pp. 265- 295, pp. 266 sgg.