I mosaici del settore termale Il percorso termale sopra descritto è ornato da rivestimenti in tessellato a decorazione geometrica. Il corridoio di accesso 4 presenta una semplice stesura di tessere irregolari grigie disposte in ordito diritto piuttosto approssimativo, inquadrata da una linea tripla di tessere bianche (fig. 4). Lungo la parete occidentale del vano, il bordo non si conserva, poiché il tessellato risulta asportato e quindi risarcito da una stesura in malta. A fronte della semplicità della decorazione del pavimento del corridoio 4, più curato appare il tessellato dell’apodyterium 2, che, conservato in modo più lacunoso, è caratterizzato da un reticolato di quadrati posti sulla diagonale (figg. 5, 7A). Il reticolato, delineato su fondo bianco da linee semplici grigio-blu, presenta in coincidenza dei punti di incrocio piccoli elementi circolari resi in tessere rosa di diaspro di forma irregolare, secondo una originale variante locale, priva di confronti puntuali nel repertorio geometrico del tessellato. La ripresa delle indagini del settore termale ha infine costituito l’occasione per riportare alla luce il pavimento musivo dell’ambiente 1, già intercettato nel corso delle indagini degli anni ’80. Il tessellato (figg. 6, 7B) è caratterizzato da un pannello rettangolare policromo decentrato e inquadrato da una fascia suddivisa internamente in rettangoli alternatamente rossi, grigi e in tessere policrome; in prossimità dei quattro angoli, i rettangoli sono sostituiti da una squadra bianca. Nel campo rettangolare è inscritta una losanga rossa, al centro della quale è a sua volta inserito un cerchio caricato da un esagono bianco a lati inflessi con un fiore grigio di sei foglie. Come i tessellati dei due vani adiacenti, anche il pavimento del vano 1 è caratterizzato da tessere irregolari di medie e grandi dimensioni. Il motivo della losanga inscritta all’interno di un rettangolo è frequentemente attestato tra il II sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C., anche in combinazione con il motivo del cerchio campito da un fiore a sei foglie, particolarmente diffuso, come noto, nel repertorio di età ellenistica e tardorepubblicana. Le caratteristiche tecniche del rivestimento e i rapporti stratigrafici con le murature assicurano tuttavia la pertinenza del tessellato alla stessa fase edilizia degli altri due pavimenti, ascrivibili tra la fine del II sec. d.C e gli inizi del secolo successivo, attestando pertanto una riedizione di stampo arcaizzante di un motivo geometrico ormai non più in auge nel repertorio decorativo dell’epoca. Articolazione planimetrica dell’edificio L’ area sulla quale sorse la villa era occupata, a partire dalla tarda età repubblicana, da un edificio fortificato posto a controllo e difesa dell’accesso al lago di Rimigliano. Fu intorno alla metà del II secolo d.C. che una profonda ristrutturazione conferì al complesso i caratteri di una villa marittima (fig. 2): attorno ad un’ampia area scoperta adibita a giardino si affacciavano a SO gli ambienti destinati ad abitazione con pavimenti a mosaico e pareti dipinte, mentre a NE si sviluppava il complesso termale anch’esso decorato con affreschi e mosaici, collegato alle abitazioni tramite un corridoio-belvedere affacciato sul mare e attrezzato con vasche e fontane. XVIII Colloquio AISCOM (Cremona 14-17 marzo 2012) Nuovi mosaici dalle terme della villa romana di Poggio del Molino (Populonia, LI) M. Bueno (Università di Padova), S. Genovesi (Archeodig Project), C. Megale (Università di Firenze) Inquadramento topografico La villa romana di Poggio del Molino sorge sul versante settentrionale di un promontorio che funge da spartiacque tra la spiaggia di Rimigliano a Nord e il Golfo di Baratti a Sud, nel comune di Piombino (LI). L’edificio, posto su un pianoro a circa 20 m s.l.m., domina a occidente il tratto di mare compreso tra San Vincenzo e l’Isola d’Elba e, a oriente, le colline metallifere del campigliese e la pianura lagunare (fig. 1). Bibliografia essenziale G. DE TOMMASO, S. GENOVESI, C. MEGALE, Piombino (Li). Populonia, Villa di Poggio del Molino: breve sintesi della campagna 2010, in «Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana», 6/2010, 2012, pp. 364-369. G. DE TOMMASO, F. GHIZZANI MARCÌA, C. MEGALE, La villa romana di Poggio del Molino e il Progetto Archeodig: un nuovo approccio all’archeologia sul campo, in G. BARATTI, F. FABIANI (a cura di), Materiali per Populonia, 9, Pisa 2010, pp. 163- 180. G. DE TOMMASO, F. GHIZZANI MARCÌA, C. MEGALE, Piombino (Li). Populonia, Villa di Poggio del Molino: nuove indagini, le campagne 2008 e 2009, in «Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana», 5/2009, 2010, pp. 352-356. G. DE TOMMASO (a cura di), La villa romana di Poggio del Molino (Piombino-LI). Lo scavo e i materiali, in «Rassegna di Archeologia», 15, 1998, pp. 119-348. S. BERTONE, Mosaici della villa romana di Poggio del Molino a Populonia, in Atti del II Colloquio dell’Associazione italiana per lo Studio e la Conservazione del Mosaico, (Roma 1994), Bordighera, 1995, pp. 159-162. Fig. 1. Ubicazione del sito Fig. 3. Planimetria del settore termale Fig. 4. Tessellato del corridoio 4. Fig. 5. Tessellato dell’apodyterium 2. Fig. 6. Tessellato del destrictarium 1. Fig. 7. Restituzione grafica degli schemi geometrici dei tes- sellati dell’apodyterium 2 (A) e del destrictarium 1 (B). Fig. 2. Planimetria dell’edificio Il progetto di scavo L’edificio, parzialmente indagato negli anni ‘80 dall’Università di Firenze, è protagonista dal 2008 di un nuovo progetto di ricerca diretto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana (A. Camilli) in collaborazione con l’Università di Firenze (G. De Tommaso) e coordinato sul campo da un’équipe di archeologi afferente al progetto Archeodig (C. Megale e S. Genovesi). Il settore termale L’impianto termale (fig. 3), inquadrabile tra la fine del II e l’inizio del III sec. d.C., era accessibile dall’angolo nordorientale del giardino attraverso una soglia in marmo che immetteva nel un corridoio rettangolare 4, pavimentato in tessellato (fig. 4). Attraverso una seconda soglia in marmo, dal corridoio si entrava nell’ambiente 2, identificabile con l’apodyterium, anche questo con rivestimento pavimentale in tessellato (fig. 5). Da qui era possibile accedere sia al vano absidato 3, interpretabile come laconicum alimentato da un ipocausto, sia all’ambiente 1, forse da identificare con un destrictarium parzialmente riscaldato per contatto dal vicino ambiente 3.