1 La collaborazione internazionale Nel 1941 Bernabò Brea (fig. 1) viene trasferito a Siracusa per dirigere la Soprintendenza alle Antichità della Sicilia Orientale 1 . Il suo arrivo, in pieno conflitto bellico, nella città siracusana segna l’inizio, per l’archeologia della Sicilia di una fase nuova di ricerca e l’avvio di una particolare “impresa sociale” che riesce ad aggregare intorno a sé maestranze, strumenti e interessi. Bernabò Brea rileva, fin dai primissimi giorni del suo mandato, una Soprintendenza disorganica dal punto di vista amministrativo e con un territorio di competenza particolarmente vasto che si estende per cinque province, con una superficie complessiva di 10.500 chilometri quadrati, «un ufficio culturale artigianale [come egli lo definisce], senza veste giuridica, con poco più di una dozzina di persone e quattro soldi da spendere» 2 . La situazione si presenta complessa anche nelle operazioni di protezione civile risolte, in alcuni casi, in singolari adattamenti di monumenti a rifugi antiaerei come è avvenuto, ad esempio, per le Latomie di Siracusa nelle quali «l’Orecchio di Dionisio [scrive l’archeologo] ospita un intero quartiere cittadino con i suoi servizi. Ogni sera, [aggiunge] regolarmente squillano le sirene d’allarme e sovente passo la notte in compagnia della Venere Anadiomene nei profondi e sicuri ricoveri scavati nella viva roccia al di sotto del museo, saggiamente predisposti dal mio predecessore» 3 . Appena conclusa la guerra Bernabò Brea predispone un intenso programma di attività di ricerca sul campo. Con i cospicui finanziamenti concessi, nel 1950, dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione della Regione Siciliana poi, dal 1952, dalla Cassa per il Mezzogiorno e infine, dal 1961, dall’Assessorato Regionale al Turismo riesce a reclutare personale da tutta Italia e ad avviare al lavoro disegnatori, geometri, ragionieri, assistenti e studiosi con i quali potenzia la struttura amministrativa della Soprintendenza di Siracusa 4 . Riesce ad ottenere la collaborazione dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, diretto da Nino Lamboglia 5 e di giovani archeologi come Paola Pelagatti, Lisa Lissi, Clelia Laviosa, Madeleine IL CONTRIBUTO SCIENTIFICO DI LUIGI BERNABÒ BREA ALLA CONOSCENZA E TUTELA DELL’ARCHEOLOGIA DELLA SICILIA ORIENTALE di Maria Luisa Ferrara, Laboratorio di Indagini e Restauro dei Beni Architettonici L.I.R.B.A. “Salvatore Boscarino”, Dipartimento di Storia e Progetto nell’Architettura, Università degli Studi di Palermo, Facoltà di Architettura - indirizzo e-mail: marialuisaferrara@unipa.it Questo contributo ha per tema l’attività di Luigi Bernabò Brea, insigne protagonista dell’archeologia del Novecento, che ha rappresentato un’evoluzione delle metodologie di scavo nel campo della preistoria e dell’archeologia classica italiana e verso il quale la Sicilia, dopo Paolo Orsi, ha uno tra i più grandi debiti culturali della sua storia. Bernabò Brea ha avuto il merito di aver inquadrato la preistoria dell’Italia settentrionale nell’area europea conducendo, tra il 1940 e il 1942, nella Caverna delle Arene Candide di Finale Ligure, il primo scavo stratigrafico realizzato in Italia in un deposito successivo al Paleolitico. In Sicilia, sulla base della ricerche avviate da Paolo Orsi e dei dati di scavo acquisiti nelle campagne di scavo da lui condotte è riuscito a dare un nuovo assetto alla successione delle culture preistoriche e protostoriche dell’Isola mettendole in relazione con quelle coeve del Mediterraneo centrale e orientale. Nelle isole Eolie, ha ricostruito, con una lunga serie di pubblicazioni, la storia dell’antropizzazione dell’arcipelago eoliano, dagli inizi del neolitico alla piena età classica, con risultati che sono diventati punto imprescindibile per la conoscenza e lo studio delle civiltà preistoriche e protostoriche di tutto il Mediterraneo. Ma è nell’ambito delle esposizioni museografiche che Bernabò Brea ha espresso, in maniera più compiuta, il suo concetto di archeologia ovvero di ricerca che pur mirando alla ricostruzione della presenza umana su un territorio deve veicolare informazione e conoscenza con assoluta chiarezza comunicativa per diventare, contestualmente, mezzo di formazione culturale.