Between, vol. III, n. 5 (Maggio/ May 2013) Sguardi e corpi nelle pornografie del desiderio Mirko Lino La rappresentazione del corpo femminile nelle arti figurative, secondo W. J. T. Mitchell, è rappresentazione di un’immagine dell’alterità: la donna come immagine per una prospettiva e uno sguardo maschile. Il corpo raffigurato diventa immagine che piace, affascina e interroga un desiderio che si esplica attraverso uno sguardo: If a woman is “pretty as a picture” (namely silent and available to the gaze), it is not surprising that the picture will be treated as feminine objects in their own right that violations of the stereotype (ugliness, loquaciousness) will be perceived as troublesome. (Mitchell 1994: 163) Mitchell riconosce come alla rappresentazione di un corpo femminile si leghi un modo di guardare tipicamente maschile (male gaze) che racchiude in sé le istanze di un piacere visivo e quelle di un controllo sulle minacce che il corpo guardato può esercitare. Il campo di interazione tra corpo osservato e corpo che osserva grazie all’utilizzo di un medium è stato ben analizzato in ambito cinematografico da Laura Mulvey nel celebre articolo Visual Pleasure and Narrative Cinema (1975). La studiosa americana propone un interessante studio sul cinema narrativo tradizionale – quello della Hollywood degli anni Quaranta e Cinquanta – e le relative architetture scopiche che questo modello filmico propone, descrivendo un’affascinante continuità tra mondo reale e finzione filmica: il voyeurismo di un male gaze messo in scena nel cinema narrativo tradizionale è il riflesso di un modo di guardare già formalizzato nelle strutture esterne, e al tempo stesso, poiché “rappresentato al cinema”,