Anticiviltà del Rinascimento. Riflessioni su metodi e posizioni della storiografia francese di fine Ottocento Flaminia Bardati Parlando di André Chastel, Jean Guillaume ha recentemente affermato che negli ultimi anni «egli sentì imperiosa la necessità di scrivere finalmente su un soggetto del quale, poiché precedentemente compromesso dal nazionalismo, nessuno osava più trattare», l’arte francese, in particolare il suo Rinascimento 1 . In effetti, la lettura delle principali opere dell’Ottocento francese consacrate all’architettura rinascimentale nazionale, comporta un certo disagio, per via di un cliché ricorrente: la struttura dell’edificio rimane fedele alla tradizione goti- ca mentre l’adesione al nuovo linguaggio tocca solo gli elementi decorativi, su- perficiali, ininfluenti sull’essenza dell’arte di costruire. Scheletro, muscoli, si- stema nervoso sono nazionali e solo la pelle è preda della moda straniera. Tut- tavia, non si tratta della conclusione di un processo analitico ma del presuppo- sto teorico con cui si affronta lo studio dell’architettura del Rinascimento fran- cese, precludendo analisi più approfondite. Scorrendo le principali opere su questo tema, il giudizio che traspare nei confronti del classicismo è negativo; esso, alcune volte, è recepito addirittura come una sorta di aggressione frivola alla pura e schietta maniera nazionale. Le parole di Léon Palustre sulla diffusione degli ordini architettonici in Fran- cia sono illuminanti: Les ordres antiques, prenant de jour en jour plus d’importance, arrivèrent bientôt, sans respect pour les traditions nationales, à jouer dans les constructions le rôle princi- pal. Avec eux on a la prétention de suffire à tout, et si les surfaces laissées libres récla- ment des ornements, c’est de moins en moins que la sculpture est mise à la contribu- tion. La grâce, la souplesse, la verve, la finesse, la légèreté qui rendent si attachantes, malgré leurs fréquentes imperfections, les productions de notre Moyen Âge et du pre- mier demi-siècle de la Renaissance, sont considérés comme des qualités dont ont peut se passer ou comme des défauts à éviter. [...] Durant la seconde moitié du XVI e siècle, il y a eut véritable abus des ordres antiques. Non seulement les colonnes s’entassèrent les unes sur les autres, s’accouplèrent dans les intervalles des baies ou dans les embra- sures; mais lorsqu’on voulut en limiter le nombre pour éviter la monotonie des répéti- tions, on ne crut pouvoir mieux faire que d’exagérer l’ampleur de celles employées. Là où une superposition semblait indispensable, vu l’élévation des façades, vint prendre place un ordre unique et colossal 2 . Sospettose nei confronti degli ordini, nostalgiche rispetto alla sinergia delle arti espressa dal flamboyant, queste posizioni hanno radici antiche. Chastel ha