gabrIeLe progLIo memorie di celluloide in controluce politiche del ricordo, rimozioni e immaginari del colonialismo (1945-1962) tutto il lavoro di interpretazione del passato italiano e la serie di costruzioni ideologiche e di romanzi storici che ne sono derivati è prevalentemente legato alla pretesa di trovare una unità nazionale, almeno di fatto, in tutto il periodo da roma ad oggi. […] come è nata questa pretesa, come si è mantenuta e perché persiste tuttora? È segno di forza o di debolezza? È il rilesso di formazioni sociali nuove, sicure di sé e che cercano e si creano titoli di nobiltà nel passato, oppure è invece il rilesso di una torbida “volontà di credere”, un elemento di fanatismo (e di fanatizzazione) ideologico, che deve appunto “risanare” le de- bolezze di strutture e impedire un temuto tracollo? Quest’ultima pare la giusta interpretazione, unita al fatto della eccessiva importanza (relativamente alle formazioni economiche) degli intellettuali, cioè dei piccoli borghesi in con- fronto delle classi economiche arretrate e politicamente incapaci. realmente l’unità nazionale è sentita come aleatoria, perché forze selvagge, non conosciu- te con precisione, elementarmente distruttive, si agitano continuamente alla sua base. la dittatura degli intellettuali e di alcuni gruppi urbani con la proprietà terriera mantiene la sua compattezza solo sovraeccitando i suoi elementi mi- litanti con questo mito di fatalità storica, più forte di ogni manchevolezza e di ogni inettitudine politica e militare. 1 così antonio Gramsci, in un passo dei Quaderni dal carcere. dismesso il tema del risorgimento, a cui l’intellettuale sardo si riferisce, rimangono attivi snodi tematici di primo interesse. Quello, ad esempio, che tematizza il rapporto tra l’intellettuale e la costruzione del passato nazionale, ma an- che la capacità di certe forze economiche di plasmare la memoria secondo precisi canoni. Quali gli scopi? Perseguire ini personalistici o di categoria, di classe. ne consegue che la memoria, lungi dall’essere il ricordo disin- teressato di “ciò che fu”, assume una valenza essenziale nell’elaborazione e nella costituzione delle forme del presente, del futuro. Questo è vero, a maggior ragione, se la cornice è nazionale. Gramsci intende dirci che è premura della pletora di intellettuali “organicamente” funzionali a certi interessi, al consolidamento delle egemonie culturali, compiere al meglio 1 a. Gramsci, Quaderni dal carcere, einaudi, torino 2004.