283 MIRANDUOLO (CHIUSDINO, SI): UN SISTEMA MINERARIO DI VII SECOLO di Vittorio Fronza, Vasco La Salvia, Manuele Putti Le ultime campagne di scavo hanno deinito con maggiore chiarezza la morfologia insediativa e la struttura socio-economi- ca delle prime fasi di vita del sito di Miranduolo, relative al VII secolo. Le consistenti tracce riferibili a un’articolata attività di estrazione e lavorazione del ferro consentono di individuare nella produzione minerario/metallurgica il motore economico primario del villaggio e, probabilmente, la ragione essenziale per sua la stessa fondazione, motivandone anche la collocazione decentrata rispetto alla maglia insediativa principale. Un tale contesto economico e cronologico, inoltre, suggerisce per la nascita di Miranduolo un’iniziativa pubblica su spazi iscali (Valenti 2010; Valenti 2011a, V alenti 2011b). Con la campagna 2011, le tracce pertinenti alla zona mineraria già individuata durante il 2010 sul versante nord del poggio (Area 1 – quadrato A2, Area 14; ig. 1), si sono notevolmente ampliate. Al di sotto dei livelli di frequentazione del villaggio di pieno VIII secolo, si è individuato un articolato deposito, la cui indagine è stata afrontata (benché non ancora terminata) nello scorcio inale dell’ultima campagna. Ciò raforza la datazione al VII secolo delle tracce di coltivazione mineraria che, in questo contributo, tenteremo di collocare all’interno del contesto insediativo del sito e, più in generale, nel panorama della produzione metallurgica altomedievale. Le evidenze del versante nord si inseriscono all’interno di un quadro più complesso che vede almeno altri tre punti di estra- zione presenti all’interno o immediatamente all’esterno del sito (si veda il paragrafo 2). Geologicamente la zona fa parte di un bacino minerario ricco di ferro, rame, pirite e galena; in vari do- cumenti bassomedievali inerenti cessioni di parti di Miranduolo, si ricorda esplicitamente la presenza di argento e di altri metalli in generale. Più in particolare, in prossimità di Miranduolo sono presenti mineralizzazioni a solfuri misti associate ad idrossidi di ferro nella zona di ossidazione supericiale, mentre la roccia incassante è calcare cavernoso (V alenti 2008, pp. 41 e sgg.). La particolarità del deposito rende le immagini inserite in questo contributo solo parzialmente indicative; per cui si è creata una pagina web nella quale è disponibile un’ampia galleria fotograica integrativa: http://archeologiamedievale. unisi.it/miranduolo/mediacenter/fotogallery/miniera. 1. Il sistema minerario del versante nord 1.1 Lo scavo di un contesto particolare: metodo e documentazione Durante l’indagine stratigraica del contesto minerario è stata adottata una particolare strategia per lo scavo e la docu- mentazione delle evidenze in modo da ridurre al minimo la sempre possibile perdita d’informazione, in questo caso dovuta sia alla labilità delle tracce e degli indicatori produttivi, sia alla particolarità del deposito archeologico. L’individuazione e la progressiva rimozione delle stratigraie si è, perciò, svolta assecondando ritmi adeguati ad individuare e delimitare, con il maggior grado possibile di approssimazione, tutte le evidenze conservate. Il terreno è stato costantemente campionato e un’attenzione particolare si è rivolta al recupero degli indicatori minerari (roccia incassante, mineralizzazioni, concrezioni post deposizionali ecc.). Questi ultimi sono, inol- tre, stati esaminati in laboratorio dove, in attesa delle analisi archeometriche, si è operata una ulteriore selezione rispetto all’abbondante materiale recuperato sul campo. La presenza nel deposito di molti tagli, riferibili al sistema minerario e/o dovuti alle azioni di regolarizzazione geomor- fologica e di terrazzamento della collina (avvenuti in una fase successiva), hanno imposto un metodo di documentazione graica altrettanto accurata. Oltre al rilievo manuale di dettaglio si è efettuata una battitura costante a stazione totale, soprat- tutto in relazione ai limiti dei tagli e alla quotatura reiterata dei riempimenti e delle linee di pendenza. A questo si è aggiunto un rilievo mediante laser scanner 3D, anche in questo caso ripetuto a più stadi di avanzamento delle indagini. I dati così ricavati hanno consentito di ricostruire con accuratezza le forme materiali dello sfruttamento minerario e, al contempo (sebbene con qualche lacuna), il processo di pro- duzione e organizzazione del lavoro. Per la piena comprensione di questi aspetti, risulterà fondamentale la formulazione di un’ipotesi ricostruttiva (sezione/proilo, prospetto) delle gallerie minerarie individuate, soprattutto in relazione alla loro origina- ria collocazione ipogea e alla morfologia della collina durante il VII secolo (poi stravolta dagli interventi successivi). Questo ultimo passaggio, ancora in fase di preparazione, vedrà la tra- duzione in un modello tridimensionale di tutti i dati raccolti, per rendere visivamente il proilo della collina contemporanea allo sfruttamento minerario, gli spazi supericiali utilizzati e, soprattutto, le strutture sotterranee che compongono il com- plesso sistema delle attività estrattive. Tutti gli aspetti in qui presentati costituiscono parte in- tegrante della ricerca in corso sul sito produttivo/metallurgico di VII secolo e meriterebbero un maggiore approfondimento purtroppo non compatibile, per ragioni di spazio, con il for- mato degli atti di un convegno SAMI. Si rimanda, perciò, ad un futuro (e già pianiicato) contributo, lo sviluppo di queste come di altre prospettive che, in questo testo, resteranno so- lamente accennate. V.F., V.L.S., M.P. 1.2 La galleria principale La galleria principale che si estende in senso est-ovest sul terrazzo più basso di Area 1 (ig. 2) è stata individuata durante la campagna 2010 per un tratto di ca. 17 m, identiicata da un taglio con una serie di riempimenti in successione: uno più recen- te costituito da terra scura abbastanza friabile, un grande strato intermedio di pietre di medie e grandi dimensioni ed un livello che forma il piano di calpestio sul fondo della galleria. Ha una larghezza variabile, compresa fra 0,85 m e 1,40 m; la profondità massima (ca. 1 m) si riscontra nella porzione più orientale. La galleria è stata intercettata e ‘scoperchiata’ durante le operazioni di terrazzamento funzionali alla zona di insilaggio di VIII secolo e all’area dei magazzini pertinenti al villaggio/azienda di IX-X secolo. All’interno del taglio, sul fondo e lungo le pareti, si sono individuate numerose buche di palo funzionali al sostegno della volta e al raforzamento strutturale della galleria (sei sul lato a valle; quattro su quello a monte). Sulle pietre, che costituiscono il riempimento più antico, numerose tracce di mineralizzazione indicano che si tratta, con ogni probabilità, dei resti dell’originale copertura della galleria ributtati all’interno del taglio dopo la sua intercettazione durante i lavori di terrazzamento dell’area, oppure di scarti della roccia incassante il minerale lasciato in sito dopo l’abbandono della galleria. Il canalone minerario principale, già individuato e scavato nel 2010, prosegue anche ad ovest del pozzo minerario (si veda oltre, par. 1.4), in Area 14 (ig. 3). L’evidenza è chiaramente riconosci- bile per almeno altri 7-8 m lungo il limite a monte dell’attuale terrazzo più basso dell’area; l’orientamento resta tendenzialmente est-ovest, anche se si evidenzia una leggera deviazione verso sud, lungo il declivio naturale del poggio. Anche in questa porzione dello scavo, la galleria originaria risulta ‘scoperchiata’ dalle azioni successive; la volta, intercettata e demolita durante i lavori di terrazzamento del versante, con opere di sistemazione del poggio, è da attribuire all’VIII secolo, quando sul terrazzo soprastante viene impiantato un ediicio abitativo in legno. 1.3 La porzione orientale: la camera mineraria est, il terrazzo e le tracce di cedimento della galleria Nel settore orientale, la miniera presenta una zona in cui si sono alternate diverse attività. A circa 4 m dal limite di scavo