Introduzione L’ipotesi di rimuovere una porzione dello scheletro umano di Altamura nasce come conseguen- za della decisione della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia e della Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, maturata nel corso del 2008, di avviare un progetto di ricerca multidisciplinare per lo studio e la valorizzazione del contesto di Lamalunga. Tra i diversi progetti proposti e attivati grazie a questa decisione, due apparvero ben presto di grande importanza: la ricerca del DNA dello scheletro umano e la sua datazione. Con una let- tera del 26 maggio 2009 uno di noi (MP) chiedeva ai due Enti citati l’autorizzazione a effettua- re il prelievo di una porzione dello scheletro: inizialmente si pensava all’omero o ad un altro elemento osseo fra quelli che erano stati individuati nel piccolo vano retrostante all’ambiente in cui giace lo scheletro, la cosiddetta “abside dell’uomo” , a seguito della ricognizione fotogra- fica effettuata nel 1995 (Micheli et alii 1996). La scelta di prelevare un reperto fra questi pog- giava su alcune considerazioni: 1) la necessità di ottenere un elemento osseo in cui fosse mini- ma la contaminazione dovuta alla frequentazione umana a partire dalla scoperta dello schele- tro, ovvero da oltre 15 anni; 2) l’opportunità di non intervenire direttamente sui resti scheletri- ci contenuti nell’abside dell’uomo, almeno non prima che fosse realizzato il completo rilievo 3D attualmente in corso di elaborazione; 3) la relativa facilità del prelievo, intrinseca al fatto che i reperti in parola non apparivano in rapporto con concrezioni calcitiche come quelli pre- senti nell’abside. L’autorizzazione fu concessa appena il giorno dopo, con rara e apprezzabile rapidità, con una nota della Direzione Regionale datata 27 maggio 2009. Con l’aiuto degli speleologi del CARS di Altamura, il prelievo venne effettuato nel luglio 2008 direttamente da uno di noi (MM). Nell’impossibilità di rimuovere l’omero, che si rivelò salda- mente concrezionato al suolo, la scelta cadde su un altro frammento osseo in prossimità del primo che venne estratto e immediatamente sigillato in un contenitore sterile. Le operazioni di estrazione del reperto Per quanto riguarda gli aspetti legati alla visione indiretta della scena operatoria, si è adottata una procedura simile a quella impiegata nel 1995 (Micheli et alii 1996) in occasione della pri- ma fase di documentazione del cranio e dei reperti situati nel vano retrostante l’abside dell’uomo. Già in quella occasione, per realizzare le immagini delle porzioni non documenta- bili in via diretta, era stato utilizzato un procedimento di tipo video-remoto mediante l’impie- go di microtelecamere. 41 Contributi La porzione di scapola dell’Uomo di Altamura: estrazione, documentazione e analisi morfologica Giorgio MANZI 1 Mario MICHELI 2 Fabio DI VINCENZO 3 David CARAMELLI 4 Marcello PIPERNO 5 1 Museo di Antropologia “Giuseppe Sergi”, SA- PIENZA Università di Roma, Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma; e-mail: giorgio.manzi@uniro- ma1.it 2 Dipartimento di Studi Storico-artistici Archeologi- ci e della Conservazione, Università degli Studi Ro- ma Tre, Piazza della Repubblica 10, 00185 Roma; tel. 06-57332016; e-mail: mmicheli@uniroma3.it 3 Museo di Antropologia “Giuseppe Sergi”, SA- PIENZA Università di Roma, Piazzale Aldo Moro 5, 00185 Roma; e- mail: fabio.divincenzo@uni- roma1.it 4 Dipartimento di Biologia evoluzionistica “Leo Pardi” , Università degli Studi di Firenze, Via del Proconsolo 12, 50122 Firenze; tel. 055- 2743032; e-mail: david.caramelli@unifi.it 5 Facoltà di Lettere e Filosofia, SAPIENZA Uni- versità di Roma, Via Palestro 63, 00185 Roma; tel. 339-2387887; e-mail: m.piperno@tin.it