71 NOTA SUL DON JUAN AUX ENFERS DI BAUDELAIRE Giuliano Rossi «L’opera più moderna [...] che conosciamo»: 1 così defi- niva Les Fleurs du mal uno dei suoi più importanti traduttori italiani, Giorgio Caproni, il quale per decenni, in fasi successive, lavorò alla traduzione del grande libro di Baudelaire, che si pone alle radici stesse della moder- nità — come ha dimostrato in modo definitivo Walter Benjamin — e che per questa stessa ragione non poteva non sollecitare i moderni traduttori di tutte le lingue. 2 Anche restando entro i confini del panorama italiano sarebbe pertanto difficile offrire un quadro delle traduzio- ni baudelairiane che non risulti parziale e provvisorio; né questo è l’intento del presente lavoro, con il quale vorrei invece mostrare, per via comparativa, in che modo le 1 G. Caproni, Introduzione, in Ch. Baudelaire, I Fiori del male, Roma, Curcio, 1962, p. 14. 2 Proprio a margine della traduzione dei Tableaux parisiens Benjamin ha pubblicato il suo fondamentale saggio su Il compito del traduttore (ed. or. Tableaux Parisiens. Deutsche Übertragung mit einem Vorwort über die Aufgabe des Übersetzers von Walter Benja- min, Verlag von Richard Weißbach, Heidelberg, 1923). Fra le tradu- zioni italiane, per rimanere a quelle cui si farà a diverso titolo riferimento in questo saggio, si segnalano: I fiori del male, versione in prosa di A. Bertolucci, Milano, Garzanti, 1975; I fiori del male, a cura di G. Bufalino, con uno scritto di Marcel Proust, Milano, Mondadori, 1983; I fiori del male, trad. e cura di A. Prete, Milano, Feltrinelli, 2003; I fiori del male e altre poesie, trad. di G. Raboni, in Opere, a cura di G. Raboni e G. Montesano, Milano, Mondadori, 2006; I fiori del male, trad. di G. Caproni, introduzione e commento di L. Pietromarchi, Venezia, Marsilio, 2008.