ANDREA GIALLORETO PROVE D’ANTROPOGONIA PER UNA LETTURA DI «LAGRIMA CADDI» DI VIGOLO I Estremi e distanti, il dio e l’uomo come il mezzogiorno e la mezzanotte. Tutto ciò che era posto nel dio, nell’uomo veniva tolto. Giorgio Vigolo, Della poesia come fondamento Fin dai primissimi tentativi di forgiarsi una strumentazione idonea a rivestire di armonici e di preziose coloriture timbriche la sonorità di una parola – il Verbo poetico – chiamata a levarsi sui piani del Canto spiegato quando non del Carme, fin dalle prime sistemazioni della sua Ars poetica Giorgio Vigolo ha individuato un fertile terreno d’esercizio teorico e di pra- tica espressiva nella triangolazione di nuclei d’irradiazione simbolica tenace- mente persistenti. Tali mots-clés, fra i quali sottolineo ai fini dell’argomenta- zione termini quali parola (col suo omologo poesia, ben ancorato alla radice etimologica) creazione, destino, segnalano dietro i mitologemi percussiva- mente ricorrenti nell’opera dell’autore romano un intreccio di tensioni che dalla sfera onirica e del subconscio – fonti di sollecitazioni direttamente rifluenti nell’invaso artistico anche se sostanzialmente non traducibili nel- l’alfabeto freudiano 1 e psicoanalitico – procedono verso la fissazione di una 201 1 Il lavoro di riproposizione di materiali d’archivio intrapreso – tra gli altri – da Paola Frandini offre l’occasione di cogliere ‘in flagrante’ lo scrittore nell’atto di dar sfogo alle proprie idiosincrasie, ai malu- mori per la disattenzione di cui si trova ad essere vittima, e a risentite osservazioni che difficilmente avreb- be licenziato per la pubblicazione senza smussare gli spigoli della propria vis polemica. Ecco, ad esempio, un giudizio fortemente limitativo sul grande viennese: «Freud è in fondo un cattivo moralista e un peg-