22/ 10/ 12 Br yn M awr Cl assi cal Revi ew 2011. 05. 48 1/ 5 C: / Document s and Set t i ngs/ Wi nXP/ Deskt op/ …/ Br yn M awr Classical Revi ew 2011. 05. 48. ht m Bryn Mawr Classical Review 2011.05.48 Massimo Gioseffi (ed.), Uso, riuso e abuso dei testi classici. Colloquium . Milano: LED Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto, 2010. Pp. 417. ISBN 9788879164283. €40.00 (pb). Reviewed by Mauro Giuffrè, Università di Palermo (maurpurgo@hotmail.com) La definizione “miscellanea” si adatta in senso stretto al volume presente: esso contiene lavori molto diversi, per metodo e qualità, uniti da un filo conduttore. L’idea sottostante la pubblicazione è dichiarata nella prefazione: “nella storia della cultura occidentale due fattori sembrano avere assunto un peso decisivo. Il primo è l'adozione, fino alla nostra più stretta contemporaneità, della lettura diretta degli autori – gli auctores – all'interno della scuola, accanto, e qualche volta addirittura al posto, dei «manuali» nati per le specifiche esigenze didattiche. Il secondo è la mancata sostituzione del canone degli autori.” (p. 9). Nella prefazione Gioseffi spiega che questo lavoro indaga il rapporto col classico, partendo dal presupposto che la storia dello sviluppo della scuola e dell’impiego della cultura classica in essa comprende tre periodi fondamentali, e cioè il tardo antico; il Cinquecento; il Novecento). In conseguenza di tale periodizzazione sono individuati alcuni “casi esemplari di diversi, possibili rapporti e tipologie di rapporto” coi testi classici (p. 9). Gioseffi non omette che “naturalmente si potevano individuare molti altri casi, di pari valore ed importanza” e nemmeno che “la selezione proposta non pretende di esaurire l'argomento e le sue infinite possibilità, né dal punto di vista degli autori e dei periodi prescelti, né da quello delle riprese messe in luce”(p. 9). La prefazione del curatore è seguita da tre sezioni, diseguali per estensione. La prima (Dal tardo antico all’età moderna) comprende il maggior numero di lavori; la seconda sezione (il Cinquecento) e la terza (il Novecento) hanno all’incirca la stessa consistenza, contenendo ciascuna 4 contributi. Il primo contributo è opera di Luigi Pirovano e si occupa di un testo ennodiano (dictio 28, conosciuta anche col titolo – rifiutato da Pirovano – Didonis morientis ad Aeneam verba), cercando in primo luogo di indicarne la corretta collocazione all’intermo del sistema dei generi letterari progimnasmatici. Benché sia evidente nel testo un legame col modello virgiliano, tuttavia Pirovano propone che si tratti di un tipo di etopea detta patetica (pathopoeia). Dopo l’inquadramento letterario, Pirovano commenta puntualmente il testo, mettendo in luce il rapporto tra testo virgiliano, commenti di Servio e Donato, creazione di Ennodio. Il secondo contributo è incentrato sul commento serviano a Virgilio: il commentario mette in luce le fonti del poeta mantovano, ma non tutte e non sempre con criteri attualmente perspicui. Discutendo il commento di Servio ad Aen. 2.486-490, Isabella Canetta insiste sul